Pronto un piano della mafia per uccidere Lari

Il procuratore di Caltanissetta: “Io comunque vado avanti nel lavoro con la serenità di sempre"

Palermo. C’era un progetto pronto per uccidere il procuratore di Caltanissetta Sergio Lari. Il piano viene evidenziato da alcune relazioni della Dia che si basano su tre lettere anonime, che arriverebbero dal quartiere Brancaccio di Palermo – come riporta Il fatto quotidiano -, e scritte probabilmente dalla stessa mano, che mettono in guardia i magistrati delle procure nissena e palermitana dalla ripresa dello stragismo.
Nel mirino di Cosa nostra, secondo quanto riferito nelle due relazioni della Dia e una dei militari dell'Arma c'erano, oltre a Lari, il suo aggiunto Nico Gozzo e i pm di Palermo Antonio Ingroia e Gaetano Paci, magistrati accomunati dal filone di indagine seguito negli ultimi mesi e relativo al coinvolgimento di settori delle istituzioni nei principali fatti di sangue di Cosa nostra degli ultimi anni.
Le informative delle forze dell'ordine si basano su degli anonimi che giungerebbero dal quartiere Brancaccio di Palermo, "regno" incontrastato dei boss Giuseppe e Filippo Graviano e cosca di appartenenza del neo pentito Gaspare Spatuzza che, oltre a consentire la riapertura dell'indagine sulla strage di via D'Amelio, ha parlato delle collusioni tra mafia e politica.
"Sono a conoscenza delle relazioni delle forze dell'ordine che parlano di un rischio di attentato ai miei danni da 4 mesi – ha commentato Lari -: da allora il ministro dell'Interno si è attivato per rafforzare le misure di protezione a mia tutela facendomi assegnare la scorta che ha sostituito la vigilanza semplice. Io comunque vado avanti nel lavoro con la serenità di sempre".
E sulla provenienza delle lettere il magistrato ha aggiunto: "Tutto passa da Brancaccio ma su questo non posso aggiungere altro".

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