Dolce & Gabbana, con Baaria radici e sensualità

Novanta modelli in canottiera hanno chiuso l’emozionante “sfilata delle emozioni” ispirata alla pellicola di Giuseppe Tornatore

Milano. Escono in passerella a gruppi, con coppola, gilet stretto, canottiera, scarpe usurate e "sporcate" di calce, quasi passassero per la piazza di Baaria tornando da un lavoro che ha messo i giovani muscoli a dura prova.
Sono i modelli di Dolce & Gabbana che chiudono la sfilata sciamando, 90 bei ragazzi, addirittura una folla, su una passerella che nell'immaginario del pubblico si è trasformata nel sicilianissimo set del film di Tornatore. Il regista non c'é (é andato ai Golden Globe e gli stilisti fanno il tifo per lui) ma c'é l'attrice Margareth Madé in sensuale pizzo bianco. Ci sono le scene più famose del film su un grande schermo di fondo, circondato da tanti video che portano in sala, in diretta, tutto il frenetico lavoro del back stage (le riprese, incluse quelle in sala, sono sul sito della maison).
 Ciò descritto, va aggiunta una cosa fondamentale: Domenico Dolce e Stefano Gabbana puntano tutto su sicilianità e sensualità maschile (come sulle quella femminile, già lo scorso settembre) convinti che non si tratti di sguardo rivolto al loro passato ma di un forte ritorno alle radici del marchio, necessario, sentito, anzi sentimentale, ma soprattutto richiesto dai mercati. Che non vogliono più "fuffa e bugie, trend che si sgonfiano come bolle" ma capi veri, simbolici, autentici.    Venti anni fa la loro prima sfilata maschile si chiuse con le canottiere: così anche oggi, un capo simbolico per ricostruire "un tessuto emotivo forte, una identità precisa per un futuro migliore", ma ampiamente corredato dalla maglieria (perfino per i pantaloni, anche corti come mutandoni, e per maglie 'della salute'), da abiti usurati che sembrano raccontare il tempo, da completi di velluto scuro - c'é tanto velluto - con panciotto, camicia bianca e cravattino nero. Il gessato del dì di festa, il jeans da lavoro, il pantalone da mezzadro portato negli stivali, lo smoking di velluto marrone, che fa un po' campagna, tutti segnali per raccontare una moda che vuole stimolare emozioni. Il protagonista-bambino di Baaria prende il volo ("anche noi abbiamo 'volato' per arrivare dove siamo oggi" dicono gli stilisti) poi perde la scarpa sformata (la troverete quasi uguale in collezione): il pubblico applaude, l'impatto è forte, gli stranieri sembrano già ammaliati.  

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