L'intervista. Caldarola: scontro interno nel Pd

L’esecutivo guadagna consensi, mette in cantiere le riforme mentre il Pd è quasi esclusivamente impegnato sul fronte del dissenso interno e su quello esterno, rappresentato da Di Pietro. Ad analizzare lo stato del partito l’editorialista ed ex parlamentare diessino e firettore dell’Unità, Peppino Caldarola.

La mina vagante di Vendola in Puglia, le spine radicali e il fantasma di Marrazzo nel Lazio, le tentazioni di Casini e la crescente fronda anti Bersani all’interno. Caldarola, dove nasce il male oscuro che ossessiona il Pd?
«Innanzitutto dal mai sopito scontro interno che è ripreso con grande vigore dopo le primarie, perché in tutti i casi che lei ha citato c’è uno scontro tra maggioranza e minoranza. Spesso la minoranza ha i propri candidati da contrapporre a candidati di maggioranza. Viceversa spesso, come in Puglia, appoggia un candidato esterno per impedire l’alleanza con l’Udc. Fondamentalmente c’è un problema che riguarda un po’ il manico, nel senso che il segretario Bersani è apparso poco deciso in tutta questa vicenda, e questo è un problema per il Pd».

Come se il fondamentalismo delle origini impedisse l’amalgama tra ex comunisti e cattolici di sinistra?
«La differenziazione esiste sicuramente tra la parte del Pd di provenienza cattolica e i militanti che che hanno vissuto le varie mutazioni dal partito comunista ,alla Cosa ai Ds e così via. Emblematica la forte tensione in corso per la regione Lazio, dove si annunciano addirittura delle defezioni dal partito per il sostegno alla Bonino. Ma all’interno dell’ala post Pci esiste un ulteriore divisione che perpetua l’eterno scontro tra dalemiani e veltroniani».

Quanto inciderà l’Idv e Di Pietro nell’erosione dei voti nei confronti del Pd?
«In questo momento Di Pietro non ha i sondaggi a suo favore, però è chiaro che con la scelta giuslavorista che lui ha fatto, cioè di mettere accanto al tema della giustizia quello del lavoro, punta ad erodere il voto popolare che è alla base dei consensi del Pd e secondo me può riuscirci. Ma anche l’Udc di Casini pescherà nell’elettorato noderato del Pd».

Il day after delle regionali consentirà che si varino riforme condivise con la maggioranza?
«Prima delle regionali è difficile varare qualcosa che non sia un semplice “annusamento” tra i due schieramenti, dopo ci potrebbero essere le condizioni anche se molto dipende dal risultato. Un segretario del Pd molto indebolito difficilmente può discutere».

Il Pdl e l’«autonomia critica» di Fini. A cosa punta davvero il cofondatore? E quanto resisterà ancora la corda già abbastanza tesa fra lui e Berlusconi?
«Fini punta a sostituire Berlusconi. Lo fa anzitempo e lo fa in una situazione dove non è per niente favorito. Quindi la corda resterà sempre molto tesa, perché è del tutto evidente che Fini tende ad occupare uno spazio che guarda al dopo Berlusconi e lo fa con differenziazioni spesso anche molto clamorose. In questo momento sembra che malgrado tutto le tensioni possano volgere verso la pace, però io credo che le tensioni resteranno sullo sfondo e dopo le regionali saranno acute».

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