L'INTERVISTA. Obama si dovrà dimostrare forte

“Deve prendere l’iniziativa di recidere il terrorismo là dove il terrorismo si addestra e pianifica stragi e attentati kamikaze”

Eliminazioni delle basi operative e d’addestramento e sterilizzazione dell’arruolamento delle nuove generazioni di terroristi. Per il presidente Obama la chiave di tutte le strategie antiterroristiche parte dall’interruzione dei meccanismi di riproduzione culturale ed economico-organizzativa dei network del terrore del fondamentalismo islamico, noti come Al Qaeda, Talebani, Jihad, Hamas, Hezbollah ecc.
L’analisi delle falle dell’intelligence Usa e le nuove iniziative per la sicurezza varate dalla Casa Bianca rappresentano per l’editorialista del Corriere della Sera Sergio Romano un buon punto di partenza. «A condizione -sottolinea tuttavia l’ambasciatore- che venga raggiunto l’effettivo cordinamento operativo, cioè lo scambio dei report informativi, fra le molteplici e probabilmente troppe Agenzie di spionaggio e di intercettazione satellitare ed elettronica degli Stati Uniti».
Prima l’Afghanistan, poi l’Iraq, la Somalia, ora lo Yemen: stiamo assistendo a una internazionalizzazione del terrorismo islamico.
«Che lo Yemen fosse un santuario del terrorismo e del fondamentalismo islamico lo si sapeva da almeno un decennio. Non dimentichiamo che nell’ottobre del 2000 vi fu nel Golfo di Aden l’attacco a un Cacciatorpediniere americano condotto da yemeniti e che gli yemeniti erano presenti anche negli attentati dell’11 settembre. Come la Somalia ,del quale rappresenta l’interfaccia, lo Yemen ha una struttura tribale che si presta all’occultamento e alla proliferazione, per non dire all’occupazione di fatto , da parte delle organizzazioni terroristiche in fuga dall’Afghanistan e dall’Iraq».
Quali scenari si delineano dalla connessione delle basi terroristiche yemenite e somale?
«Ma i somali chi sono? Esisto uno stato somalo? Esistono delle zone tribali controllate da diverse bande armate islamiche . Certamente l’occupazione dell’intero paese da parte di gruppi fanatici, può essere un elemento di forte pericolo, ma ancora non vedo in queste strutture quella minaccia diretta che l’Occidente ha dovuto subire i a partire dalla fine degli anni ’90 quando furono organizzati attentati sofisticati: penso alla distruzione delle ambasciate degli Stati Uniti in Africa. E poi piu’ recentemente,dopo le Twin Tower, penso a Madrid e Londra. Mi pare che questo tipo di operazioni non le possano ancora organizzare. Cosa significa questo, che possiamo vivere tranquillamente? No, certo.Solo che si è in tempo per intervenire».
Come agirà Obama ?
«Deve decidere di intervenire . Obama deve prendere l’iniziativa di recidere il terrorismo là dove il terrorismo si addestra e pianifica stragi e attentati kamikaze .Il presidente Usa attraversa una fase delicata perché le sue iniziative diplomatiche non hanno dato i risultati che lui sperava, non per ora quantomeno. Ma questo lo rende vulnerabile nei confronti di quella parte della società americana che lo ha accettato malvolentieri, che nostalgica dei neoconservatori di Bush, dell’America muscolosa. Insomma quell’America che molti ancora rimpiangono e che Obama cerca di accattivarsi ,in previsione delle elezioni di mezzo termine».
Il ministro Frattini ha sollecitato una risposta comune europea alla minaccia del terrorismo islamico. L’Europa risponderà?
«Credo che sia una scelta giusta e che sia stato anche giusto non chiudere l’ambasciata Italiana in Yemen. Bisognava dare una risposta, bisognava dimostrare che si controlla la situazione. Che si è capaci in qualche modo di prendere delle misure di emergenza .E quindi le ambasciate non si chiudono ma si tengono coraggiosamente aperte».

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