Verdone: "Meno stereotipi, più realtà"

L'attore, a Palermo per presentare il suo ultimo film "Io, loro e Lara" insieme all'altra protagonista Laura Chiatti, parla del suo rapporto con la fede e critica l'Italia e le sue istituzioni

Verdone ha scelto anche Palermo per presentare il suo nuovo film, Io, Loro e Lara ed in conferenza stampa ha incontrato i giornalisti, accompagnato dalla co-protagonista Laura Chiatti e da Marco Giallini che interpreta il fratello cocainomane di padre Carlo, presente anche il direttore generale della Warner Bros. Picture Italia, Nicola Meccanico. Ad esordire è proprio il direttore generale che, con orgoglio dichiara il film al cento per cento prodotto dalla local production italiana della major statunitense. “Una scommessa produttiva da cui è nato un film equilibrato in comicità ed elegante”, come afferma lo stesso Verdone “Mi hanno lasciato libero di scrivere una commedia come intendevo farla da tempo. Elegante, con rigore, senza una comicità troppo spinta, e soprattutto che trattasse temi di portata internazionale.” Intento condiviso con la casa di produzione tanto che si pensa di portare il film fuori dall’Italia. Verdone festeggia così i 30 anni dal suo primo film, con un inversione di tendenza, rispetto ai suoi film ma anche rispetto alla commedia italiana che spopola al cinema. “Volevo uscire dai soliti stereotipi che ho sempre interpretato nei miei film e guardare più alla realtà. Nel figura del prete ho trovato il personaggio adatto a raccontare quello che avevo in mente, ricco di fede, di convinzioni, un uomo semplice. Anche se ho interpretato varie volte il prete, quelle erano più caricature che si ispiravano alla figura clericale di un tempo.” Per caratterizzare la figura di padre Carlo, Verdone si è ispirato frequentando i giovani preti che esercitano nelle periferie, nelle missioni. “Ho trovato un corpo ecclesiastico rinnovato. Questi giovani preti sono la Chiesa di oggi, rispecchiano la società, sono molto preparati hanno un approccio diretto con la realtà, capaci di comunicare senza tabù.” e prosegue “Il film è onesto e sincero. Il senso dell’equilibrio è stato necessario per raccontare una società occidentale disastrata, di cui i legami e le nevrosi della famiglia protagonista ne sono emblema. Padre Carlo assiste a tutto ciò come uno spettatore davanti ad un monitor.” L’occhio di Verdone si dimostra critico verso il paese “Vedo un paese feudale, dove i politici guardano al proprio elettorato locale senza un progetto comune per il bene degli italiani. Il nostro è un paese che fa fatica a rinnovarsi, dove viene lasciato poco spazio ai giovani.”. Sul tema dell’immigrazione, parte portante del film, il regista dichiara “In Italia non abbiamo la cultura dell’accoglienza e parte della classe politica dà un pessimo esempio.” Aggiunge Verdone. A rendere autentica e sana la comicità di Io, loro e Lara sono poi loro, gli attori, messi a proprio agio ed incoraggiati dal regista. “Carlo ci ha diretto consigliando di imparare a memoria il copione per poi metterci del nostro. Devo anche ringraziare Carlo che ha saputo mettere al centro del film una figura femminile valorizzandola non nel suo aspetto estetico ma in tutte le sue sfaccettature.” Interviene Laura Chiatti. Così nata dall’improvvisazione e dalla bravura di Marco Giallini è anche il suo ruolo. “Il personaggio di Luigi era ancora poco definito in sceneggiatura” ammette il regista “Ho detto infatti a Marco di avere fiducia in me e così l’abbiamo costruito insieme grazie anche ai suoi consigli e contributi.” Io, loro e Lara apre così un nuovo capitolo nella carriera di Verdone che guarda all’estero e ad una comicità, comprensibile, godibile, trasversale alle culture.
Manuela Laiacona

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