Yemen, chiudono altre ambasciate

Anche Francia, Giappone e Germania hanno sospeso le attività consolari. Ancora operative le rappresentanze diplomatiche italiane

Come in una specie di effetto domino, dopo la chiusura delle ambasciate americana e britannica ieri, diverse altre rappresentanze diplomatiche a Sanaa hanno adottato oggi restrittive misure di sicurezza, mentre l'ambasciata d'Italia valuta la situazione, ma al momento rimane pienamente operativa.
Sul campo, due militanti di al Qaida sono stati uccisi e tre altri feriti in uno scontro con le forze di sicurezza nella zona di Arhab, una quarantina di chilometri a Nord di Sanaa. Fonti tribali hanno riferito che tutto è avvenuto mentre le forze di sicurezza erano sulle tracce di un certo Mohammad al-Hang, che é riuscito a fuggire, ma hanno comunque avuto uno scontro a fuoco con alcune delle sue 'guardie del corpo'.
   Un funzionario governativo ha detto che "si ritiene che si tratti di elementi collegati alle minacce dirette all'ambasciata Usa", mentre fonti di stampa locali affermano che la rappresentanza diplomatica americana e quella britannica sono state chiuse dopo che le forze di sicurezza yemenite avevano perso le tracce di un convoglio di sei camion carichi di esplosivi ed armi entrati di recente a Sanaa. Nella capitale intanto la presenza di militari nelle strade è nelle ultime ore sensibilmente aumentata.
    Non è chiaro se l'allarme abbia indotto anche le ambasciate di Francia, Giappone e Germania a sospendere da oggi e fino a tempo indeterminato le attività consolari, così come ha fatto ieri quella spagnola. Anche l'ambasciata d'Italia ha "sospeso per oggi l'accesso al normale pubblico", ha detto l'ambasciatore nello Yemen Mario Boffo precisando che "si tratta di una decisione che verrà rivista giorno per giorno, alla luce della situazione", e sottolineando che si tratta di "una misura cautelativa, ma blanda" e che al momento non si pensa ad ulteriori restrizioni. Cercando di gettare acqua sul fuoco dei timoriinternazionali, il ministro degli esteri Abu Bakr al Kurbi ha oggi intanto respinto qualsiasi paragone del suo Paese con l'Afghanistan.

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