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Conte: "Certe cose feriscono, adesso fatemi lavorare in pace" - Video

Il rammarico di Antonio Conte a fine partita sembra il titolo del momento del ct, una sorta di deriva involontaria nelle secche azzurre. Assicura che la squadra non è stato condizionata dalla polemica sulla Juve per il caso Marchisio, ma sottolinea che lui non dimentica

SOFIA. «Facciamo tanto, raccogliamo il minimo: dobbiamo essere più cattivi. Ci giochiamo la qualificazione con la Croazia, in questo momento più forte di noi, e la Norvegia». Il rammarico di Antonio Conte a fine partita sembra il titolo del momento del ct, una sorta di deriva involontaria nelle secche azzurre. Assicura che la squadra non è stato condizionata dalla polemica sulla Juve per il caso Marchisio, ma sottolinea che lui non dimentica: «Certe cose non possono scivolare via perchè feriscono, e io ho una memoria di elefante - dice il ct dopo il 2-2 in casa della Bulgaria - Io so solo lavorare, e lavorare sodo: chiedo di essere lasciato in pace per fare questo».

E allora preferisce parlare del risultato. Il 2-2 in casa della Bulgaria si può leggere dai due lati: Eder che salva la nuova Italia dal primo ok, o la nazionale che fallisce  la fuga in classifica. Ora il girone è guidato dalla Croazia, con +2 sugli azzurri, e soprattutto la Norvegia strapazzata dai croati resta lì, anche lei a due lunghezze dal secondo posto dell'Italia. Conte preferisce vederla dal punto di vista migliore. Dove pure il rammarico è tanto. «Peccato, meritavamo di più con lo sforzo prodotto. Due ripartenze ci hanno punito, ma a me la squadra è piaciuta sotto tutti i punti di vista.

Abbiamo fatto la partita in lungo e in largo e abbiamo raccolto il minimo», la prima analisi del ct, che al pari di Eder è scattato come una molla ad abbracciare i suoi collaboratori in panchina. «Più che preoccupato dai gol subiti, sono soddisfatto della reazione e della prestazione: bisogna però essere più cattivi» dice il ct. «Non mi piace aver preso due ripartenze e due gol. È quel che non mi è piaciuto, con il risultato: era una partita che meritavamo di vincere». «La squadra assicura il tecnico - non ha risentito del clima: è abituata ad avere attorno del 'casinò. Noi dobbiamo pensare solo al campo, far parlare gli altri ed essere coesi. E in questo senso, le risposte che mi ha dato la squadra mi hanno soddisfatto». Secco il giudizio su Verratti: «È stato uno dei 14». Anche se le colpe non sembrano addossate a lui: «Quando sbagli il passaggio in fase di costruzione, è fondamentale la posizione degli interni: se la sbagli, non hai abbastanza giocatori dietro la linea della palla e l'avversario va diritto in porto».

Ora Conte si prepara a ritornare nello stadio dei suoi tre scudetti. «Le polemiche? Fate voi le vostre considerazioni. Per martedì a Torino penso ai miei convocati», ha detto a partita finita. Buffon, prima di essere fermato dalla febbre, aveva invitato i tifosi bianconeri a ricordare quanto ha vinto e quanto ha fatto vincere alla Juve l'attuale ct; ma al netto delle dimensioni del dissenso via social - quello per il quale la Figc parla di 'vilipendiò e di 'accanimento - la tensione martedì sera si avvertirà tutta. Come nell'intervista Rai prepartita nella quale il ct di botto ha abbandonato stizzito lo studio, di fronte alla domande sul caso Marchisio. «Allegri dice in nazionale non si deve allenare ma selezionare? Ha ragione lui...», la secca replica di Conte, in linea con la fredda ironia di ieri e con le altre risposte date alla tv pubblica («che accoglienza mi aspetto? Ritrovo mia figlia...»). E poi ancora sulle polemiche per i carichi di lavoro: «È una questione per persone intelligenti, chi vuole capire capisce». I social? «Beati loro, che hanno tanto tempo...». Prima di alzarsi e andarsene via stizzito.

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