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Orson Welles, 100 anni fa nasceva il regista dalla "bulimica" genialità

Una scena tratta dal film "Quarto potere"

ROMA. Orson Welles, proprio come il suo corpo nella maturità, sembra sia vissuto nel segno di una bulimica genialità. Aveva già dato tutto a soli 26 anni con Quarto potere. Regista, attore, soggettista, sceneggiatore e romanziere era stato anche ragazzo prodigio. Caricaturista a sei anni, conferenziere a otto e poi anche pittore, musicista e attore (a 14 anni, vinse il premio per la recitazione).  Nato a Kenosha, nel Wisconsin, il 6 maggio 1915, al pubblico si è sempre imposto con la genialità delle sue invenzioni. Tra queste la più famosa fu la versione radiofonica della Guerra dei mondi che nell'ottobre del 1938, proprio quando in Europa dilagava la psicosi della guerra, scatenò il panico nella costa orientale degli Stati Uniti che pensò davvero di essere invasa dagli alieni. Cuore decisamente anti-hollywoodiano, con i suoi film rinnovò totalmente il cinema, come d'altronde fece per teatro, tv e scrittura di romanzi.

A cent'anni dalla nascita Adelphi pubblica 'A pranzo con Orson' conversazioni tra Orson Welles e l'attore e regista Henry Jaglom.  La sua filmografia parte nel 1941 con un capolavoro rivoluzionario come Citizen Kane, in Italia battezzato Quarto potere. Un esordio alla regia straordinario e irripetibile. Tre mesi di riprese e nove di montaggio per un ribaltamento dei
tempi di lavorazione che gli consentiva una frantumazione del linguaggio cinematografico convenzionale attraverso l'uso sistematico del 'flash-back'. Nel 1942, di nuovo grazie all'uso innovativo del Panfocus (tecnica di ripresa cinematografica che riesce a mantenere a fuoco più parti di un'inquadratura), gira L'orgoglio degli Ambersons, una singolare storia di famiglia ambientata nel sud degli Stati Uniti. L'anno successivo con Terrore sul mar nero riesce a rendere ironico un film sostanzialmente di propaganda bellica. A guerra finita, si misura poi con Lo straniero, in cui veste i panni di un criminale nazista rifugiato negli States, e, subito dopo, dà alla moglie Rita Hayworth un ruolo inedito in La signora di Shangai, ovvero in quello di una dark lady senza alcuna anima e romanticismo e per giunta bionda.

Nel 1948, in tre settimane, dirige un Macbeth demoniaco e low cost (girato in 21 giorni), e nel 1952 torna a Shakespeare con un Otello cinematografico tra Italia e Nord Africa. Welles ormai deve fare i conti sempre di più con il suo gigantismo visionario che fa sì che la produzione americana come quella europea cominci a tenerlo a distanza.

Per l'artista, sempre più sovrappeso, arrivano i tempi duri di vagabondaggio alla ricerca di soldi, ma continua, nonostante questo, con la regia cinematografica sia con Rapporto confidenziale, in cui si descrive come una sorta di Kane lugubre, sia in L'infernale Quinlan, storia di un
sadico questurino composta con accenti neroniani, sia in una interpretazione attualissima del Processo di Kafka. Seguono una serie di film incompleti o di fiaschi commerciali, fino all' ultima regia cinematografica, Filming Othello (1978). In realtà manca all'appello The Other Side of the Wind film rimasto incompiuto nel 1985 alla morte del suo autore e considerato da molti cinefili la pellicola più importante che non è mai uscita nelle sale. Si tratta di un film nel film che racconta il tentativo di un vecchio regista indipendente interpretato da John Huston di resuscitare la sua carriera battagliando contro l'establishment di Hollywood per finire un'opera iconoclastica. Nel cast anche Susan Strasberg, Lilli Palmer, Dennis Hopper e Peter Bogdanovich che interpreta se
stesso nelle parti di un giovane regista emergente.

Non si può poi non ricordare nel 1963 la sua partecipazione nell'episodio La ricotta di Pier Paolo Pasolini del film RoGoPaG. Qui Welles interpreta un pretenzioso regista che si autodefinisce, non senza compiacimento, un marxista ortodosso che sta girando nella periferia romana un film di serie b sulla Passione di Cristo.

Per raccontare Welles, infine, ci vuole solo lo stesso Welles che una volta ha detto di sè: «E' naturale che io sia andato sempre peggiorando: sono partito dalla cima e non potevo fare
altro che scendere».

© Riproduzione riservata

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