Giovedì, 11 Agosto 2022
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Vaccinazioni, Figliuolo promuove la Sicilia e l'accordo per le dosi nelle parrocchie

«La Sicilia sta facendo 20 mila vaccinazioni al giorno e siamo nel pieno target della campagna vaccinale e con questo dato, in percentuale alla popolazione, si colloca tra le prime Regioni in Italia per somministrazioni. E' chiaro che dobbiamo raddoppiare e arrivare intorno alle 50mila dosi». E’ l’analisi del commissario nazionale per l'emergenza Covid 19, Francesco Paolo Figliuolo, dopo la sua visita nell’Isola, negli hub vaccinali di Messina e Catania.

Il generale ha trovato «un ambiente ottimale», anche se «ci sono molte cose fare» e «il presidente della Regione, Nello Musumeci, mi ha elencato gli aspetti che vuole incrementare».

«In Sicilia ci sono della buone pratiche - ha osservato Figliulo - la pianificazione delle Regione e un’iniziativa molto molto interessante, quella avviata con la Conferenza episcopale siciliana che il 3 aprile, alla vigilia di Pasqua, darà la possibilità di avere 500 punti vaccinali in altrettante parrocchie delle diocesi dell’isola per prenotare o somministrare dosi. E’ una cosa molto importante ed è in linea col piano nazionale di creare anche la capillarizzazione, dove è possibile, che prevede punti vaccinali anche nelle zone più impervie, oltre ai grandi hub».

La visita del generale arriva nello stesso giorno in cui i dati sui nuovi positivi si mantengono alti: sono 890 quelli registrati nelle ultime 24 ore su 29.038 tamponi processati, con una incidenza di positivi al 3%, in leggera diminuzione rispetto a ieri. La regione resta nona per numero di contagi giornalieri. Le vittime sono state 23 nelle ultime 24 ore e portano il totale a 4.558. Il numero degli attuali positivi è di 16.412 con 9 casi in più rispetto a ieri, mentre i guariti sono 858. Negli ospedali i ricoverati sono 940, venti in meno rispetto a ieri, quelli nelle terapie intensive sono 127, sei in più. Questa la distribuzione dei nuovi positivi nelle province: Palermo 286, Catania 121, Messina 83, Siracusa 98, Trapani 20, Ragusa 109, Caltanissetta 78, Agrigento 70, Enna 25. Numeri che per il presidente Musumeci sono «fisiologici, non allarmanti: è cresciuto il numero dei contagi negli ultimi giorni - ha spiegato - ma non c'è pressione sugli ospedali».

«Continuiamo a perdere vite umane - ha osservato - ma è un dato assolutamente diverso rispetto alle settimane passate. Siamo convinti che in questo mese di aprile bisogna tenere alta l'attenzione».

«La catena delle risorse umane c'è - ha sottolineato Musumeci - ma manca la materia prima. Ci hanno detto che per i primi di aprile dovrebbero arrivare 110mila filale dei tre vaccini, speriamo possa essere così. C'è stata una brusca frenata legata alla vicenda di AstraZeneca perché si è creata la psicosi, ma adesso sono riprese le prenotazioni». Per il presidente Musumeci nell’Isola «c'è una Regione che ha saputo attrezzarsi e organizzarsi con efficienza, che ha nove punti hub particolarmente frequentati e affollati».

«Quella che - ha aggiunto - abbiamo mostrato al generale Figliuolo oggi. La Sicilia di un personale paramedico e medico particolarmente motivato, la Sicilia che si conferma oggi la prima regione d’Italia per numero di vaccini somministrati. Tutto questo è motivo di orgoglio per il commissario venuto a visitare le nostre strutture».

Tra lunedì e Pasqua arriveranno in Italia quasi 3 milioni di dosi di vaccino anti Covid: in una sola settimana più di quante ne sono state consegnate in 45 giorni tra gennaio e febbraio. Un «quantitativo importante» che segna «l'effettivo cambio di passo» nell’immunizzazione degli italiani, si sbilancia il commissario per l’emergenza Francesco Paolo Figliuolo che poi avverte: ora bisogna lavorare tutti insieme affinché «nessuno resti indietro». Dopo i ritardi e le mancate consegne da parte delle case farmaceutiche, lo stop and go di Astrazeneca e i richiami del premier Mario Draghi alle Regioni affinché rispettino le indicazioni del governo sulle categorie prioritarie, la campagna di vaccinazione di massa che consentirà all’Italia di uscire dall’incubo del virus sembra aver iniziato a correre.

Ad oggi è stata superata la soglia dei 9,2 milioni di dosi somministrate, vale a dire che il 18,6% dei 51 milioni circa di italiani che possono ricevere il vaccino hanno avuto almeno una dose e 2,9 milioni di persone, il 4,9% della popolazione vaccinabile, è immunizzata. Numeri ancora bassi e lontani da quel 70% che rappresenta il raggiungimento dell’immunità di gregge ma che hanno comunque subito un’impennata negli ultimi giorni, con le somministrazioni che si stanno assestando sulle 250mila al giorno e che, nei piani del governo, dovrebbero raddoppiare entro la metà di aprile.

«La campagna di vaccinazione è la priorità del Paese» ripete il ministro della Salute Roberto Speranza quando il bollettino quotidiano segna ancora quasi 24mila casi e 380 vittime in un giorno, 3.635 ricoverati in terapia intensiva e un tasso di positività fermo al 6,6%. «Stiamo recuperando i ritardi - aggiunge il ministro degli Affari Regionali Mariastella Gelmini - nelle prossime settimane si farà di più e meglio». Ora dunque è fondamentale accelerare, a partire dall’immunizzazione degli over 80 visto che dei 4.639.931 che appartengono a questa fascia d’età ne sono stati vaccinati anche con il richiamo solo 983.320, il 23%. Ma per non rallentare è necessario innanzitutto avere a disposizione le dosi, che è quello che chiedono da tempo i governatori accusati di aver privilegiato categorie specifiche a discapito di quelle previste dal piano nazionale.

Figliuolo, lo ha detto ieri in Calabria e lo ha ribadito oggi in Sicilia, è sicuro che la prossima settimana ne arriveranno circa 3 milioni: oltre un milione di Pfizer, oltre 500mila di Moderna e un milione e 300mila di Astrazeneca. Numeri che, se confermati, faranno sì che Pfizer e Moderna avranno rispettato le consegne previste dal piano del ministero della Salute per il primo trimestre, mentre l’azienda anglo svedese sarebbe 'mancante' per circa un milione e mezzo di dosi, visto che ne aveva promesse 5.352.250.

 

Una volta consegnati, però, i vaccini vanno somministrati e per farlo c'è bisogno che la macchina organizzativa funzioni senza intoppi. Per questo l’incontro di lunedì tra il premier Mario Draghi, il ministro Gelmini, il Commissario Figliuolo e le Regioni servirà a stemperare le tensioni di questi ultimi giorni e a sottolineare la necessità della massima collaborazione tra Roma e i territori. Lo ha ripetuto lo stesso Figliuolo. «Non esiste alcuna disparità» tra Regioni, «l'obiettivo è fare cose pratiche, migliorare insieme, cercare la concordia e ciò che unisce per migliorare. Nessuno deve sentirsi defraudato, adesso si deve fare di più e insieme».

La strategia del Commissario prevede un doppio binario: grandi hub e centri vaccinali nelle città, e task force mobili per coprire tutta Italia e raggiungere i paesi più isolati e le zone più impervie. Una copertura «capillare» del territorio in cui saranno fondamentali anche le chiese che la Cei ha già messo a disposizione. Le task force sono già operative in Molise e Basilicata e lo saranno preso in altre regioni mentre nella sua visita in Calabria e Sicilia Figliuolo ha parlato di nuovi hub nel pala Fiera di Catanzaro, a Siderno, Corigliano Rossano, nel palazzetto dello Sport di Messina e il potenziamento delle linee vaccinali nell’ospedale militare della città dello Stretto. E la Croce Rossa aprirà nuovi hub a Milano, in Sardegna e a Roma (nel Lazio si stanno aprendo le somministrazioni per la classe di età 68-69 anni con 40mila prenotazioni già registrate), a Tor vergata e al centro commerciale 'Porte di Roma', che a pieno regime potranno vaccinare tra le 1.500 e le 3.500 persone al giorno. A Treviso, invece, da domani si sperimenta l’accesso libero senza prenotazioni: i quasi 4.800 cittadini della  provincia nati nel 1936 potranno andare nei quattro punti vaccinali sul territorio. Bisogna migliorare e incrementare il sistema delle somministrazioni in tutto il paese, ripete Figliuolo, affinché
si arrivi «rapidamente ad un’omogeneità di risultati a livello nazionale». Insomma, basta liti, è il momento di correre.

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