Sabato, 28 Maggio 2022
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L'oro di Babetto in dialogo con il sacro, tra segno e luce

VENEZIA - Un intreccio di rami di legno, richiamo a "quel legno di cui Cristo è germoglio", rivestiti di foglia d'oro e che paiono nel contempo cercare di elevarsi, cercare luce per nuova vita, ed affondare le radici in quel blu Ercolano steso sul piano del grande leggio posto al centro dell'emiciclo intagliato nel '500 dal fiammingo Van de Brule, nella Basilica di San Giorgio Maggiore, a Venezia. E' un'opera intitolata "Jesse", che è un richiamo al mistero dell'incarnazione, di Dio che si è fatto uomo; è un lavoro che è punto centrale, irradiante quasi, della mostra "Segno e Luce" di Giampaolo Babetto, artista padovano e creatore di gioielli-sculture, di architetture da indossare. L'esposizione, a cura di Andrea Nante e Carmelo Grasso, fino al 3 aprile negli spazi palladiani dell'Abbazia di San Giorgio Maggiore, nasce dal confronto di Babetto con il tema del sacro, dell'interrogarsi attorno ai segni della spiritualità quale dimensione specifica dell'uomo, negli ultimi tempi con dell'eco della natura che circonda la sua casa-laboratorio ad Arquà Petrarca. E' frutto dell'invito dell'abate Stefano Visintin e dei monaci benedettini, nell'ambito delle attività culturali tese a rinnovare il rapporto tra arte e Chiesa e che hanno visto protagonisti in passato, a titolo di esempio, artisti come Anish Kapoor, Michelangelo Pistoletto o Sean Scully. "Giampaolo Babetto - rileva l'abate in catalogo - si mostra nelle sue opere custode della bellezza del mondo e degno dell'ideale artistico di rendere percepibile e, per quanto possibile, affascinante il mondo dello spirito, dell'invisibile, e di Dio". Un'idea d'arte, quella di Babetto, che si incardina, fin dalle origini della sua ricerca, si arrovella e matura attraverso un continuo confronto con linee e figure geometriche e si manifesta con l'uso dell'oro, materia che dà forma a creazioni esposte in 42 musei nel mondo. Nel silenzio della Sacrestia, la ricerca dell'artista sul tema della croce, su quell'incrocio di due linee carico di storia e significati, simbolo stesso del Cristianesimo, è esaltata da una sequenza di lavori che paiono essenza stessa della purezza e della luce. E quest'ultima pare la materia di cui sono fatte alcune creazioni con l'uso anche di vetro e cristallo. In bacheche sono raccolti gioielli-sculture che divengono ex voto, mentre su antichi ripiani sono posati calici liturgici posti vicino a contenitori metallici, pensati per ambienti domestici, che evocano anch'essi una possibile funzione religiosa. Su un piccolo altare c'è un ostensorio, ideato per una chiesa a Monaco di Baviera, posizionato davanti a un grande quadro con la Maria e il bimbo che sale al Tempio, mentre lungo i corridoi laterali c'è una significativa selezione di opere grafiche anch'esse all'insegna del segno e della luce.

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