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Rosso e Fuoco: la personale di Aubertin al Castello di Fumone

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Bernard Aubertin
© ANSA

Sabato 9 ottobre 2021, presso il millenario Castello di Fumone, arroccato su un monte della Ciociaria, sarà inaugurata la personale Rosso e Fuoco di Bernard Aubertin, celebre artista francese di ispirazione astratto-informale, scomparso nel 2015, che fu promotore del Gruppo Zero. La corrente artistica di respiro internazionale si era generata nei primi anni '60 in Germania, a partire dall'insofferenza di alcuni giovani artisti nei confronti dell'appiattimento culturale europeo.

Avvicinatosi da autodidatta al cubo-futurismo, Aubertin si distinse ben presto per i suoi Rouge total e Tableaux Feu, grandi tele vermiglie sintomatiche della sua ricerca sul colore rosso, inteso come simbolo dell’energia e prima ancora del fuoco.

L'allestimento della mostra da parte della Galleria Toro Arte e del Castello di Fumone non è casuale, ovvero, l'ambiente in cui fa rivivere il vigore igneo di queste opere: una fortezza la cui storia affonda le radici ai tempi della Roma antica e che ha portato avanti da allora la tradizione fatale di dar vita ad un sistema di segnali di fuoco e di fumo allo scopo di avvisare le campagne circostanti all’arrivo del nemico avvistato dalle torri; da cui il nome del borgo medievale.

La concezione della pittura di Aubertin, a partire dalla Zero-zone, spazio mentale vuoto o punto zero, era prettamente metafisica. L’obiettivo dei suoi quadri-oggetto e dei suoi assemblage era quello di raggiungere un’arte allargata, sconfinante nella realtà quotidiana, così da scardinare l’idea stessa di opera d’arte e introdurla ad un dialogo costante e dinamico con gli ambienti limitrofi. Le mura, i pavimenti, i soffitti erano per l’artista elementi modulari con i quali istaurare i più diversi legami materici e filosofici. Gli stessi materiali adoperati per animare la monocromia dei suoi lavori - chiodi, fil di ferro, ceri, fiammiferi disposti spesso circolarmente a formare dei soli – hanno una loro voce e contribuiscono a creare un allaccio affascinante con il Castello di Fumone, con la sua storia di incursioni e prigionie, una storia anche pregna di mecenatismo secolare.

Oltre all’incontro con Lucio Fontana e Piero Manzoni, tra i sodali del Gruppo Zero è significativo l’incontro del 1957 con Yves Klein, che Aubertin eleggerà a proprio maestro e la cui ispirazione sarà sostanziale per le sperimentazioni azzeranti degli anni ’60.

È da quel periodo, ricco di fermento culturale, che l’artista francese, vissuto a lungo in Italia, sceglierà di attribuire al fuoco un ruolo più centrale: non più e non solo celato semanticamente dietro al colore rosso delle sue tele o associato ai fiammiferi, esso diverrà vero e proprio elemento naturale tramite il quale accendere letteralmente le sue creazioni e rendere l’idea della trasformazione.

Le tendenze ottico-cinetiche del Gruppo Zero hanno trovato effettivo compimento in Aubertin attraverso l’uso della fiamma viva in grado di plasmare e rimodellare la materia.

All’immaterialità delle architetture aeree di Yves Klein, Aubertin risponde con una bruciante ricerca in grado di condurre la fruizione a ragionare sulla vasta gamma dei temi più viscerali ed intimi che affollano l’orizzonte umano: il sacro, il selvaggio, il sesso, il sangue, l’amore, la battaglia. Il fuoco come vivida soluzione offerta a quell’ansia di ridefinizione dei canoni stilistici ed estetici che sempre anima gli artisti contemporanei.

Con l’ingresso di Aubertin e delle sue opere, insieme all’enigmatico motto etrusco arse verse, inciso sugli stipiti di alcune porte del castello di Fumone, risuonerà un altro motto a due voci, denso di significazione e per natura evocativo: Rosso e Fuoco.

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