Giovedì, 05 Agosto 2021
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Renato Casaro, pittore dei sogni di cinema

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TREVISO - Cominciò nel 1952 con un baratto l' avventura artistica di un ragazzo di Treviso destinato a diventare uno dei maestri del racconto di un film con un manifesto. Renato Casaro aveva 17 anni e una passione travolgente per il cinema quando fece la sua proposta al proprietario della sala Garibaldi: gli avrebbe disegnato le sagome delle pellicole in calendario in cambio dei biglietti gratis per le proiezioni. Il gestore accettò e tanto capì il talento del giovane da inviare a Roma quei lavori e segnalarlo alle case di distribuzione. Due anni dopo Casaro si trasferì nella Capitale ed entrò nel mondo del grande schermo di cui Cinecittà era all' epoca la fabbrica di capolavori. Oggi, a 85 anni portati magnificamente, il maestro della cartellonistica cinematografica tra i più conosciuti al mondo si gode finalmente - dopo i rinvii causati dalla pandemia - l' omaggio che la sua città di riserva dal 13 giugno al 9 gennaio 2022 con la mostra ''totale'' suddivisa in tre spazi espositivi. Non poteva esserci occasione più appropriata per inaugurare con il sindaco Mario Conte la nuova sede del Museo Nazionale Collezione Salce, straordinaria raccolta di manifesti storici con oltre cinquantamila pezzi, nella ex chiesa di Santa Margherita, restaurata dal Ministero della Cultura e dalla Regione Veneto, che accoglie la sezione principale della rassegna. Il percorso si snoda poi nella seconda sede del Museo nel Complesso di San Gaetano e ai Musei Civici di Santa Caterina. ''Sono un pittore di sogni - dice all' ANSA il maestro -. Questa mostra rappresenta la mia vita, cinquanta anni di lavoro''. Sulla terrazza della struttura in cemento armato costruita all' interno della chiesa di S. Margherita per custodire l' intero patrimonio della collezione, scorre la storia di Casaro, dai primi anni, quando ancora si firmava C.Renè, ai poster che si sono impressi maggiormente nella memoria collettiva, gli spaghetti western, i titoli famosissimi di Trinità & co della coppia Terence Hill e Bud Spencer, i gialli di Dario Argento, la trilogia di Rambo, i capolavori di Sergio Leone del west e C' era una volta in America (''Ero il suo pittore preferito'', racconta), fino alle immagini capaci di riassumere un' epoca come ''Sapore di mare''. Lavori svolti per i registi che hanno scritto la storia del cinema italiano e internazionale, Bertolucci, Forman, Annaud, Lelouch, Bellocchio, Bergman, Besson, Cavani, Ford Coppola, Costa-Gavras, Germi, Lumet, Monicelli, Rosi, Sordi, Tornatore, Truffaut, Vanzina, Verdone, Tarantino. ''Renato Casaro. L' ultimo cartellonista del cinema. Treviso, Roma, Hollywood'' è un lungo viaggio in 170 film scelti dai curatori Roberto Festi e Eugenio Manzato, con la collaborazione di Maurizio Baroni, tra gli oltre mille manifesti e locandine realizzati dall' artista in mezzo secolo di attività fino alla fine degli anni Novanta, quando la fortuna del manifesto disegnato tramonto.
    Si parte dal ''prodotto finito'' - dai manifesti a due e quattro fogli, destinati alle sale cinematografiche o all'affissione ai fogli del decennio 1955-1965, rari e mai apparsi in una mostra, che documentano la versatilità di Casaro nel misurarsi con ogni genere di pellicola, storia, peplum, commedia, noir al "Western all'italiana", bozzetti, schizzi, lettering e prove di stampa.
    ''Sono partito da zero da autodidatta - spiega Casaro - ispirandomi ai grandi, primo tra tutti Norman Rockwell, il mio maestro assoluto. C' è voluto cervello e applicazione per migliorare stile e tecnica. Non è facile riuscire a rendere un film con una immagine-simbolo, ci si arriva con studio e attenzione''. Il manifesto più difficile? ''Difficile dirlo.
    Forse Nikita o Il tè nel deserto''. La storia del cinema si snoda con un elenco di pellicole mitiche, dai Magnifici Sette, Amadeus, Il nome della rosa, Il tè nel deserto, L'ultimo imperatore, Balla coi Lupi. Casaro ha raccontato che la sera della prima di quest' ultimo film, Kevin Costner gli sorrise passandosi due dita sulla guancia, come il manifesto che lo ritrae, premiato nel 1992 con lo Jupiter Award. Manifesti che si confondono nell' esperienza immersiva che attende il visitatore con quelli della immensa e preziosa Collezione Salce che vengono proiettati sulle pareti sul pavimento dell' edificio, mentre nell' abside viene ricreato virtaualmente il ciclo di affreschi trecenteschi di Tommaso da Modena che lo adornava. Per l' architetto Chiara Matteazzi, della direzione dei Musei del Veneto che ha curato il progetto per dare alla Collezione Salce una sede prestigiosa e funzionale, l' inaugurazione rappresenta ''il culmine di un impegno del ministero della Cultura durato sette anni con un impegno di 7 milioni di euro per fare di questa chiesa uno scrigno dell' arte. Il totem di cemento costruito all' interno custodisce il cuore della collezione, 50 mila manifesti conservati e protetti da ogni rischio. La mostra di Renato Casaro dà l' idea di come i manifesti rappresentino davvero una parte della nostra vita'' (ANSA).
   

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