Lunedì, 12 Aprile 2021
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Ritratto rosso, lo sguardo di Catalano su Fellini

ROMA - Per il centenario della nascita di Federico Fellini, il grande regista torna idealmente nella 'sua' Cinecittà, attraverso sessanta immagini oggetto della mostra fotografica e multimediale, all'interno dello storico Teatro 1.

Un inedito percorso che racconta il rapporto elettivo tra il genio del nostro cinema ed Elisabetta Catalano, fotografa internazionale e regina del ritratto fotografico. La mostra, RITRATTO ROSSO ELISABETTA CATALANO GUARDA FEDERICO FELLINI che durerà fino al 21 marzo, è stata realizzata dall'Istituto Luce-Cinecittà con il contributo della DG Cinema e Audiovisivo e curata da Aldo E. Ponis con la direzione artistica di Emanuele Cappelli. Testi, ricerca scientifica e iconografica sono, infine, a cura di Laura Cherubini e Raffaele Simongini, mentre ovviamente le immagini vengono tutte dell'Archivio Elisabetta Catalano.

Certo non a caso Fellini, che per il viso umano, anche nei suoi caratteri più forti, aveva un'ossessione proverbiale, amò farsi fotografare da Elisabetta Catalano lungo tutto l'arco della sua vita, tra il 1963 e gli ultimi anni, stabilendo con lei un'affinità elettiva fondata sui clic. Un'affinità con questa donna molto bella che era capace come lui di afferrare l'anima di un personaggio (di una persona) con un rapido movimento di camera.

Oltre alle sessanta immagini, video proiezioni, oggetti, e a un allestimento abbastanza fedele di un grande studio fotografico dell'epoca, ci sono poi i fondali d'arte che la fotografa usava da sfondo per i suoi ritratti. E va detto che il Fellini che ne esce è per certi versi inedito, da scoprire, preso com'è in atteggiamenti del tutto estemporanei.

Dice il curatore Aldo Pomis: "Questa è una scommessa vinta per tutti noi. Una mostra comunque difficile da realizzare (doveva essere aperta a dicembre) dopo tutto quello che è successo con la pandemia. Volevamo in realtà mettere in piedi la mostra di due persone che hanno iniziato due percorsi diversi cominciando da '8 e mezzo' e proseguendo per tutta la loro vita. Due artisti che avevano molto in comune perché lavoravano entrambi sul ritratto e sull' espressione delle facce. Fellini - continua Pomis - si affidava a lei e le riconosceva il fatto di fare il suo stesso lavoro con gli attori. Il 'rosso' del titolo, infine, fa riferimento alla penna rossa che lei usava per segnare i provini. Quelli appunto segnati in rosso, solo pochissimi, erano quelli degni di pubblicazione".
   

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