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Unesco: Festa Sant'Antuono; rito millenario sacro e profano

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Unesco: Festa Sant'Antuono; rito millenario sacro e profano
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Una festa in cui il sacro si mischia con il profano, come è nelle più antiche e autentiche tradizioni popolari. La Festa di Sant'Antuono, ovvero della musica contro il diavolo, antichissima - forse risale ai primi secoli del cristianesimo - trasmessa da generazione in generazione, è nel cuore e nella mente di ogni cittadino di Macerata Campania (Caserta); si tiene a partire dal weekend precedente il 17 gennaio, giorno di Sant'Antonio Abate, e vi partecipa attivamente un'intera comunità e quelle vicine. La Festa è stata oggetto di un lavoro di ricerca da parte dell'Università Luigi Vanvitelli sulla base di un bando regionale; un lavoro che presto potrebbe dare il via all'iter per portare la Festa al riconoscimento tra i beni immateriali Unesco. L'evento clou è la sfilata delle venti "battuglie di pastellessa" organizzate dagli abitanti di Macerata Campania, ovvero venti carri di Sant'Antuono che raffigurano perlopiù il maligno da scacciare a ritmo delle percussioni di 1500 bottari, senza distinzione di sesso o età, o religione; ci sono anche bimbi di due anni, e 80enni. E c'è un'associazione che da sempre salvaguarda la Festa come una sacra reliquia, è l'associazione "Sant'Antuono & le Battuglie di Pastellessa", Ong accreditata dall'Unesco, il volto laico di una festa legata al culto di Sant'Antonio Abate e alla parrocchia di San Martino Vescovo. Il segretario, Vincenzo Capuano, spiega cosa vuol dire Festa di Sant'Antuono per un cittadino di Macerata Campania, ma anche per i cittadini dei comuni vicini, come Portico di Caserta. "La Festa di Sant'Antuono è un impegno che dura tutto l'anno; già il giorno dopo la fine della festa si lavora per l'anno successivo; a febbraio e marzo c'è il disfacimento dei carri, in primavera si procede alla progettazione, che dura fino all'estate, per l'edizione dell'anno dopo, mentre da settembre ci sono i lavori di preparazione dei carri, e a novembre e dicembre le prove musicali. La Festa è unica - prosegue Capuano - perché è un susseguirsi di attività tra aspetti religiosi e pagani, o anche misti; penso a quanto avviene la domenica che precede il 17 gennaio, quando i 1500 bottari, il 30% dei quali provenienti dalle comunità vicine ma anche da altre parti della regione e d'Italia, suonano sul sagrato della chiesa abbaziale di San Martino Vescovo, con il Santo esposto nella navata centrale come a guardare verso l'esterno; si vedono scene di bottari che piangono dall'emozione e tutto questo rappresenta un vero atto di devozione". Ciò che rende "unica la Festa di Sant'Antuono è il valore sociale e di aggregazione tra le comunità, la rappresentatività della diversità culturale e della creatività umana. La musica di Sant'Antuono, che con ogni probabilità risale al periodo precristiano, e che forse è il più antico ritmo musicale d'Europa arrivato intatto al giorno d'oggi, riesce ad essere un collante fortissimo e dal valore universale". La comunità di Macerata Campania da anni attua delle politiche di salvaguardia secondo i criteri Unesco. "Già nel 2012 - dice Capuano - il Comune ha ratificato con apposita delibera la Convenzione Unesco del 2003, riconoscendo la Festa di Sant'Antuono come Patrimonio Culturale Immateriale della nostra città, e ciò ha portato frutti importanti relativi alla salvaguardia. Basta pensare che l'Istituto Comprensivo locale ha aderito alla Rete nazionale delle Scuole Associate all'Unesco e organizza corsi per gli studenti sulle tematiche Unesco".

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