Domenica, 29 Marzo 2020
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Dante e la quercia, faro nella vera selva oscura

ROVIGO - A voler dare retta alla leggenda, la "selva oscura" che apre la Divina Commedia non è un invenzione. L' allegoria dell' uomo disorientato in un momento cruciale della sua vita sarebbe legata ad una esperienza effettivamente vissuta da Dante nelle campagne di Rovigo nel 1321. Stando a una tradizione popolare radicata, il Poeta stava tornando da una ambasceria a Venezia per conto di Novello da Polenta, Signore di Ravenna, quando si smarrì nel groviglio di corsi d' acqua e vegetazione del Delta del Po nei pressi di San Basilio. Si salvò grazie a una quercia enorme che dominava l' argine di Goro sulla quale salì per orientarsi e ritrovare la strada. A quel gigante verde, la grande Rovra di San Basilio citata in un atto notarile del 1548 ma data per certa nell' epoca di Dante, è dedicata la mostra che Palazzo Roncale di Rovigo aprirà una volta rientrata l' emergenza causata dal coronavirus fino al 28 giugno prossimo come assaggio delle celebrazioni per i 700 anni della morte del genio di Firenze.
    Nell'estate del 1321 Dante sarebbe realmente transitato per San Basilio, ospite dell'Hospitium gestito dai Monaci di Pomposa. Morì nella notte tra il 13 e il 14 settembre di quell' anno proprio a causa della malaria che lo avrebbe contagiato proprio durante il viaggio. La quercia, danneggiata gravemente da un fulmine nel 1976, è rimasta al suo posto nel territorio del comune di Ariano Polesine fino al 2013 quando, nella notte tra il 24 e il 25 giugno, è caduta al suolo. La perdita dell' albero imponente, alto più di 26 metri, con un tronco che per essere abbracciato richiedeva dieci bambini o sei adulti, è stato un duro colpo per il Polesine, di cui è stato uno dei simboli più amati. La mostra di Rovigo ne rievocherà la storia, con immagini e documenti.
    Nelle sale di Palazzo Roncale sarà esposta anche una 'reliquia' della quercia, e una sorta di 'sindone' laica che l' artista Miranda Greggio ha ricavato stendendo un telo sul suo tronco abbattuto.
    Il progetto "La Quercia di Dante" - che vede insieme Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Comune di Rovigo, l'Accademia dei Concordi, Parco Regionale del Delta del Po Veneto, e Comune di Ariano nel Polesine - non si limita solo all' esposizione. Nel corso della rassegna sono in calendario incontri per stimolare visioni e riflessioni sull' Inferno dantesco, di cui a maggio è in programma la lettura integrale nel corso di una lunga maratona. L' omaggio al poeta avrà il suo fulcro nella mostra "Visioni dell'Inferno", rievocazioni della prima Cantica affidate a tre artisti internazionali, uno per ciascuno degli ultimi tre secoli. L'Inferno in versione ottocentesca è quello firmato dalla celebre mano del francese Gustave Doré, di cui è esposto l'intero corpus di 75 tavole. Per evocare l'Inferno in versione novecentesca, sono state riunite le immagini di "Dante's Inferno (1958-60)" dello statunitense Robert Rauschenberg. L' inferno contemporaneo sarà raccontato dagli acquerelli della tedesca Brigitte Brand, nati per questo specifico appuntamento. Accanto alle edizioni preziose e antiche della Commedia c' è spazio anche per il fumetto con l' "Inferno di Topolino" del 1949, disegnato da Angelo Bioletto e sceneggiato da Guido Martina in terzine dantesche. 

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