Domenica, 15 Dicembre 2019
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Il Trittico torna nella sua chiesa 500 anni dopo

AVENZA (CARRARA) - Nel piccolo centro di Avenza, poco più di 13mila cittadini in provincia di Carrara, già parlano di 'miracolo'. In realtà è una bellissima storia di amore per l'arte e per la cura delle origini quella che, complice un collezionista milanese e un battagliero parroco, ha permesso il ritorno a casa di un prezioso trittico quattrocentesco attribuito al Maestro di Sant'Ivo, artista fiorentino studiato da Federico Zeri. Commissionata nel 1438 da Pietro Giovanni Ringli -inviato da Francesco Sforza a presidiare la Francigena - per abbellire la chiesa parrocchiale di San Pietro Apostolo, l'opera è una pala tricuspidata che raffigura San Pietro, accompagnato da Sant'Antonio Abate (il santo al quale era allora dedicato l'attiguo ospedale) e dalla Maria Maddalena.

La sua particolarità, sottolineano gli esperti, è anche nel colore scelto dall'artista per il fondo, un raro "oro di meta", ovvero realizzato per metà in oro e per metà in argento con un effetto di particolarissima luminosità.

Tolto alla Chiesa forse nel XIX secolo (nella metà dell'Ottocento era a Genova) il trittico ha viaggiato molto, passando di mano tra collezionisti di tutto il mondo (lo stesso Zevi lo poté visionare a New York in occasione di un'asta da Sotheby's) e addirittura smembrato in tre parti, fino alla ricomparsa sul mercato a Londra dove è stato acquistato dal gallerista milanese Matteo Salamon, che ne ha finanziato il restauro.

E' a questo punto che entra in scena don Marino, il parroco di Sant'Andrea, che spunta al collezionista un prezzo di favore di 160 mila euro e la domenica di Pasqua del 2019 lancia la sfida ai fedeli per una super colletta. Una raccolta che nella cittadina toscana ha coinvolto un po' tutti non solo i parrocchiani di don Marino e che alla fine ha consentito di riportare l'opera alla sua chiesa d'origine. Il rientro trionfale è annunciato per domenica 1 dicembre.

Don Marino quasi si commuove: "E' un'opera profonda e coinvolgente che ti parla di bellezza, di arte, di devozione e civiltà", si accalora soddisfatto il sacerdote. Anche il gallerista non nasconde l'entusiasmo per l'operazione: "Ritrovare un'opera di questo livello e poterla riportare esattamente nel luogo per la quale è stata concepita più di 500 anni fa è il sogno di un'intera carriera. E' un pezzo della storia dell'arte italiana e fiorentina che può finalmente tornare nella sua casa".
   

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