Sabato, 25 Maggio 2019

Torna alla luce la Fornace di Roma

  PALAZZO CORSINI - Una piccola olla in cotto, integra e commovente nella sua prosaica perfezione. Il coperchio in coccio di una pentola, una scodella, una serie di oggetti da cucina e da mensa usciti difettosi dal forno e per questo accantonati. Ma anche piccole lucerne, che tutte insieme raccontano una storia lunga secoli, almeno dal I al III d.C., forse anche fino al V.

Frutto di un ritrovamento del tutto casuale, riemerge a Roma nel giardino settecentesco di Palazzo Corsini, sede dell'Accademia dei Lincei, una grande fornace romana, di fatto il più antico laboratorio produttivo nel cuore della città. Un "ritrovamento unico" e di straordinaria importanza per gli studi, spiegano il soprintendente Francesco Prosperetti, il funzionario archeologo Renato Sebastiani e il professore emerito di archeologia Paolo Sommella, grande esperto di urbanistica romana, perché ad oggi non si conosceva l'esistenza di una fornace proprio all'interno della città antica.

Avvenuto per caso un anno fa ("cercavamo un posto dove interrare la cisterna per l'impianto antincendio", racconta il vicepresidente dell'Accademia dei Lincei Roberto Antonelli), il ritrovamento è stato seguito da uno scavo stratigrafico che ha messo in luce diversi contesti. Da una parte la fornace, dall'altra quello che sembra un deposito di anfore, tutte provenienti dalla Spagna (da dove arrivava in prevalenza l'olio).

Uno degli aspetti più importanti, spiega Sommella, è che la stratificazione di queste mura, insieme con gli oggetti ritrovati, ci dicono che abbiamo davanti "un continuum" di quattro, cinque secoli. Inizialmente poteva trattarsi di magazzini e ambienti di supporto ad una grande villa. Poi, nel II-III secolo, "quando Roma si trasforma e diventa una grande città con 1 milione e mezzo e più di abitanti", cambiano anche le esigenze e probabilmente è in quel contesto che si amplia il laboratorio produttivo, insieme alla fornace, suggerisce la funzionaria archeologa Paola Fraiegari, forse anche altre botteghe artigiane, visto che nello scavo sono stati trovati anche oggetti in osso, fermagli e fermacapelli ancora parzialmente lavorati. "Trovare tracce di questi quartieri produttivi è importantissimo per ricostruire l'economia e la vita della città antica", sottolinea accanto a loro Sebastiani. La Fornace di Trastevere, come è stata ribattezzata in questi mesi, produceva ceramica, racconta l'archeologo, "pezzi fini destinati alla tavola" e in qualche caso anche ceramica invetriata, almeno per quello che è stato possibile capire con questo primo intervento. Lo scavo condotto fino ad ora, fatto in accordo con i Lincei e finanziato dalla Soprintendenza per un costo totale di circa 100 mila euro, non ha permesso al momento di capire di più. Per questo c'è l'intenzione di proseguire allargando lo scavo a monte, per cercare di capire meglio, dimensioni e importanza della fornace. Mentre un'altra delle questioni che si pongono, spiega Antonelli, "è come valorizzarlo, come renderlo fruibile al pubblico". Certo c'è un problema di fondi, sottolineano tutti, e l'occasione è buona anche lanciare un appello, "perché sarebbe importantissimo proseguire gli scavi, ma servirebbe un finanziatore". Per il momento, spiega Prosperetti, si è deciso di ricoprire tutto a breve, per ripristinare il giardino settecentesco, "che è anch'esso un monumento", ma anche per tutelare i reperti romani dalle intemperie. Anche se non si esclude in futuro "che si trovino le condizioni per lasciare visibile qualcosa". Tant'è. Mentre si approfondiscono gli studi e si mette a punto un progetto anche economico per la prosecuzione degli scavi, si lavora ad una mostra che dovrà raccontare al pubblico la scoperta. "Pensiamo di allestirla per il 20 giugno, in occasione della visita annuale ai Lincei del presidente della Repubblica - dice Antonelli - anzi, potrebbe essere il Capo dello Stato ad inaugurarla". In questi giorni, comunque c'è un'occasione da non perdere: quella di una visita alla Galleria Corsini con tappa nel giardino per un salto all'indietro di quasi duemila anni.

© Riproduzione riservata

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