Martedì, 01 Dicembre 2020
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Covid: San Sede,pescatori infettati e morti, sepolti in mare

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(ANSA) - CITTÀ DEL VATICANO, 20 NOV - "Le condizioni di lavoro dei pescatori e la loro sicurezza in mare sono state condizionate dalla chiusura dei porti di pesca a causa della pandemia e dall'impossibilità di effettuare i cambi degli equipaggi". Inoltre, "la mancanza di dispositivi di protezione individuale ha aumentato il rischio di trasmissione del virus in quanto i pescatori lavorano in spazi chiusi e ristretti". Come conseguenza diretta, "diversi membri dell'equipaggio sono stati infettati su un certo numero di pescherecci e, non avendo potuto ricevere un'assistenza medica immediata, sono morti e sono stati subito sepolti in mare dai loro compagni preoccupati". E "spesso le famiglie non conoscono la sorte dei loro cari". E' l'allarme lanciato dal cardinale Peter Turkson, prefetto del dicastero vaticano per lo Sviluppo umano integrale, nel messaggio per la Giornata Mondiale della Pesca, che si celebra domani, parlando delle condizioni dei pescatori e del Covid, che ha avuto "un grave impatto sui settori più vulnerabili, come quello della pesca". Secondo Turkson, "altri pescatori migranti sono privi dell'opportunità di lavorare. Non disponendo di alcun reddito per mantenere le famiglie e rimborsare i debiti, corrono sempre più il rischio di cadere vittime della tratta di esseri umani o del lavoro forzato". Inoltre, "possono anche essere bloccati in paesi stranieri ed essere costretti a vivere in campi per rifugiati/migranti, stipati in scarse condizioni igieniche". Per di più, aggiunge il porporato, "la stragrande maggioranza dei pescatori nel mondo sono stati, per diversi motivi, esclusi dalla 'protezione sociale' di base fornita da alcuni Governi nazionali e, per sopravvivere, sono stati costretti a fare affidamento sulla generosità di organizzazioni caritatevoli o sull'assistenza della comunità locale". "I problemi del lavoro forzato e della tratta di esseri umani hanno sempre tormentato il settore della pesca e restano particolarmente gravi - sottolinea Turkson -. In alcuni Paesi questi problemi sono aggravati dalle condizioni di estrema povertà indotte dalla pandemia di Covid-19 e che provocano ondate di persone disperate che hanno perso il lavoro, come i pescatori, provenienti dalle zone rurali". Questi sfollati "sono inclini ad essere ingannati e ad essere costretti dai broker e dalle agenzie di reclutamento a lavorare sulle navi sotto la minaccia della forza o mediante la schiavitù per debiti". La Chiesa, quindi, leva la sua voce "per chiedere uno sforzo rinnovato da parte delle organizzazioni internazionali e dei Governi, affinché rafforzino il loro impegno adottando delle legislazioni atte a migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei pescatori e delle loro famiglie e a rafforzare la lotta contro il lavoro forzato e la tratta di esseri umani". (ANSA).

GR/ (ANSA).

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