Martedì, 21 Gennaio 2020
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Dazi Usa-Ue, scade ultimatum anche per i cibi base della dieta mediterranea

Terra e Gusto
Dazi Usa-Ue, scade ultimatum anche per i cibi base della dieta mediterranea
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ROMA - Con la conclusione il 13 gennaio della procedura di consultazione avviata dal Dipartimento del Commercio degli Usa sulla nuova lista allargata ai prodotti europei da colpire, scade l'ultimatum sui dazi da applicare anche ai cibi base della dieta mediterranea made in Italy. Sotto attacco ci sono tra l'altro a vino, olio e pasta italiani, oltre ad alcuni tipi di biscotti e caffè esportati negli Stati Uniti per un valore complessivo di circa 3 miliardi.

Coldiretti, la Commissione europea agisca il più rapidamente possibile
Una decisione contro la quale il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, ha scritto ai commissari Ue all'agricoltura Janusz Wojciechowski e al commercio Phil Hogan. 
"Coldiretti apprezza gli sforzi messi in campo per cercare di bloccare la disputa commerciale con l'amministrazione Usa - scrive Prandini - ma vorremmo sottolineare la necessità che la Commissione europea agisca il più rapidamente possibile al fine di evitare ulteriori escalation delle misure di ritorsione che gli Usa stanno minacciando di applicare. Questa non sarebbe la prima volta che gli agricoltori subiscono penalizzazioni da dispute geopolitiche che non sono direttamente connesse con la loro attività". Il presidente della Coldiretti chiede pertanto a Bruxelles "di trovare risorse sufficienti e misure di compensazione per gli agricoltori" che in Italia stanno già soffrendo gli effetti dei dazi aggiuntivi del 25% entrati in vigore il 18 ottobre 2019 che hanno colpito per un valore di mezzo miliardo di euro prodotti come Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Gorgonzola, Asiago, Fontina, Provolone ma anche salami, mortadelle, crostacei, molluschi agrumi, succhi e liquori come amari e limoncello. 

Filiera Italia, necessario dialogo diretto con Usa 
"Bene l'impegno della Commissione, ma per arginare la minaccia dazi Usa c'è bisogno che l'Italia avvii un dialogo diretto in parallelo". Così Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia, alla vigilia della missione a Washington del commissario Ue al commercio, Phil Hogan. Un'esortazione al Governo italiano perché si impegni in prima persona a difendere gli interessi del Paese. "Interessi non trascurabili - dicono dall'organizzazione che rappresenta il meglio del Made in Italy agroalimentare - se consideriamo che si concludono oggi le consultazioni del dipartimento del Commercio degli Usa e che potremmo ritrovarci con il valore dei dazi inflitti al nostro settore quadruplicato". Da mezzo miliardo di euro a 2 miliardi: questo il rischio connesso all'entrata in vigore di una nuova blacklist di prodotti che potrebbe aggiungere vino, pasta e olio, al già lunghissimo elenco di prodotti caduti nella rete dei dazi al 25%. "Un danno gravissimo che colpirebbe come una scure la metà del nostro export verso gli Stati Uniti - ricordiamo che con 4,5 miliardi di euro gli Usa sono il primo mercato di sbocco fuori dall'Ue, il secondo dopo la Germania e il primo in assoluto per crescita, + 13% nei primi 9 mesi del 2019 - già messo a dura prova dalle misure di ottobre che si sono rivelate un "attacco selettivo" alle eccellenze italiane più imitate, parmigiano, salame e mortadella in primis". Un quadro disastroso a cui andrebbe aggiunta la minaccia lanciata recentemente dall'amministrazione Trump di dazi al 100% che renderebbe non più competitivi i nostri prodotti. "Si continui con le trattative a livello europeo, giuste e necessarie, ma non si rinunci a trattare singolarmente, come già altri Stati stanno facendo, per evitare il precipizio: in un momento come questo, con consumi interni al palo, non possiamo permetterci di zavorrare l'export agroalimentare, uno dei pochi traini del Paese".

Cia, Europa sia unita e scongiuri la catastrofe
Fare fronte comune per sostenere il mercato agroalimentare e le imprese italiane che rischiano di essere nuovamente colpite dai dazi Usa, a tre mesi dalla prima blacklist che ha già colpito formaggi, salami e liquori. E' l'appello lanciato da Cia-Agricoltori Italiani al commissario Ue al Commercio, Phil Hogan, che domani sarà in missione a Washington per provare ad arrestare l'escalation della guerra commerciale voluta da Trump. Nel mirino ci sono il vino e l'olio italiani con dazi che potrebbero schizzare fino al 100%, mentre per i formaggi la scure potrebbe passare dall'attuale 25% al 50%. "L'imposizione di nuovi dazi mette a rischio un mercato florido per le nostre aziende", spiega il presidente Cia, Dino Scanavino, secondo il quale, "tutto questo non sarebbe successo se tra Stati Uniti ed Europa non si fosse interrotto il processo negoziale del Ttip all'interno di una cornice commerciale bilaterale nel rispetto del principio di reciprocità delle regole". Le ripercussioni di questi nuovi dazi avrebbero un forte impatto negativo anche per la filiera del vino oltreoceano, che comprende importatori, distributori, trasportatori, enoteche fino a includere tutto il settore della ristorazione a stelle e strisce che, evidenzia Cia, da solo vale 180 miliardi di dollari e dà lavoro a 3 milioni di persone. Alcuni importatori hanno recentemente posticipato gli ordini per paura che le tariffe applicate alle merci in transito possano stravolgere il mercato, fa sapere Cia, secondo cui il rischio è di lasciar strada libera ai competitor che potranno aggredire una quota di mercato davvero appetibile: dal Malbec argentino, allo Shiraz australiano, fino al Merlot cileno.

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