Martedì, 07 Dicembre 2021
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Tra premi e bio cooperative sarde ripartono in quarta

- ROMA - Uno scrigno prezioso di biodiversità, con vigne ad alberello centenarie, alcune a piede franco pre-filossera, lungo le spiagge del Sulcis e a Sant'Antioco, e un linguaggio al passo coi tempi che comunica agli enoappassionati attraverso felici restyling delle etichette, nella pluripremiata Cantine di Dolianova, e un promettente ingresso di giovani enologi, da Dino Dini nella storica cantina Calasetta ad Andrés García Blas presso la cantina Giba, un talento di origini spagnole ma radicato da tre vendemmie nel pianeta Carignano del Sulcis Doc. Sono alcuni degli ingredienti, insieme alla pratica delle vendemmie anticipate, che segnano la riscossa delle cooperative del Sud Sardegna che finalmente tengono il passo delle vicine realtà consolidate, Argiolas e Santadi, rispettivamente produttori di due etichette-mito della Sardegna, Turriga e Terre Brune, entrambe a firma di Giacomo Tachis, celebre enologo morto lo scorso anno.
Tra le scommesse più promettenti di Dolianova, annunciate in un incontro promosso da Cronache di Gusto, il recupero della Barbera sarda, che nulla ha a che vedere con l'omonima piemontese. "Abbiamo recuperato una storicità del territorio - sottolinea con orgoglio Andrea Deiana, responsabile della produzione ed enologo delle Cantine di Dolianova - che molti consideravano per estinto dopo abbandoni negli anni Sessanta per scarsa produttività". Sotto la presidenza di Enrico Cera Calasetta ha nel frattempo riportato in ordine i conti e progetta investimenti tecnologici, dopo l'ampliamento della gamma con un interessante Vermentino. Marketing reso smart da Sergio Spanu per Cantine Castiadas, 50 soci conferitori per una produzione di 120mila bottiglie, ben presente negli stabilimenti e ristoranti lungo la Costa Rei con i vini evocativi del Capo Ferrato e dei terreni delle bonifiche. Riparte dall'esperienza di "6 Mura" ed è già in fase di rilancio in una nuova sede Giba, spiega il socio e amministratore Giovanni Irde, con obiettivi di produzione di 120mila bottiglie da 20 ettari vitati e il talento di giovani che, con mani spellate e callose, vogliono proporsi a chi è stanco dei soliti noti. "Una delle cose più toghe ereditate da 6 Mura - dice Andres, l'enologo di Giba - è l'identità, il che vuol dire lavorare con vitigni locali in purezza e con fermentazioni naturali. Ne è nato un nuovo stile di beva, più naturale e con un solforosa di molto inferiore persino del biologico".

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