LArtico continua ad essere la regione più esposta al cambiamento climatico: qui gli aumenti di temperatura sono sproporzionatamente più elevati rispetto al resto del pianeta, un fenomeno noto come amplificazione artica che solo i satelliti possono vedere e documentare con i loro occhi. È qui che entrano in gioco i satelliti dellAgenzia Spaziale Europea, diventati strumenti indispensabili per comprendere e affrontare le complesse dinamiche e le conseguenze non solo per questa regione, ma per il mondo intero: è quanto afferma uno studio pubblicato sulla rivista Remote Sensing e guidato da Igor Esau del Centro ambientale e di telerilevamento di Nansen, in Norvegia.
L'estensione dei ghiacci in Artico dal 1979 al 2022 (fonte: ESA)
Una dimostrazione dellaiuto prezioso fornito dai satelliti è lemergenza avvenuta a maggio 2020, quando 20mila tonnellate di petrolio sono fuoriuscite da una centrale elettrica vicino a Norilsk, in Russia, contaminando il fiume Ambarnaya e il lago Pyasino. Il disastro, il cui costo ha superato i 2 miliardi di dollari, è stato causato dal crollo di un pilastro dopo che il terreno era diventato instabile per lo scioglimento del permafrost. In quel frangente, la missione dellEsa Sentinel-2 del programma Copernicus ha permesso di analizzare in dettaglio la situazione e di attribuire lincidente al riscaldamento globale.
Altri satelliti dellEsa come CryoSat e Copernicus Sentinel-3 sono in grado di misurare con precisione lo spessore del ghiaccio marino artico, consentendo ai ricercatori di valutare i cambiamenti in corso. La missione Smos, dedicata allacqua, e Copernicus Sentinel-1 completano i dati fornendo misurazioni della salinità delloceano e mappature complete del ghiaccio marino in qualsiasi condizione atmosferica. Ma i satelliti Esa hanno facilitato lo studio anche di altri parametri fondamentali per capire lamplificazione artica, come la temperatura superficiale, la composizione atmosferica e lalbedo, cioè la quantità di luce riflessa da una superficie.