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Così l'ambiente plasmerà i materiali del futuro

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I materiali del futuro dovranno essere progettati pensando fin dall'inizio se e come potranno essere riciclati (fonte: Pixabay)
© ANSA

I materiali ‘green’ del futuro, a partire da quelli che troviamo comunemente nei supermercati, dovranno essere progettati in modo da chiudere realmente il cerchio della cosiddetta economia circolare, ossia pensando fin dall'inizio se e come potranno essere riciclati: è la strada indicata oggi a Roma, dagli esperti riuniti nel convegno dell'Accademia dei Lincei su materiali ed economia circolare.

“È fondamentale progettare i materiali pensando già al loro fine vita; troppo spesso si seguono esclusivamente criteri estetici e di design che portano a prodotti tutti diversi tra loro e quindi molto difficili da riciclare”, dice all’ANSA Gaetano Guerra dell’Università di Salerno, membro dell’Accademia e organizzatore del convegno. “Su questo aspetto l’attenzione delle aziende è cresciuta, ma c’è ancora tanto da fare”, continua Guerra: “La consuetudine è quella di cambiare aspetti anche piccoli dei prodotti, spesso per avere miglioramenti trascurabili o che comunque non giustificano le complicazioni che poi producono per il riuso dei materiali”.

Dalle fibre alla gomma, dai metalli alle terre rare, la massiccia produzione e consumo di molti diversi tipi di materiali, sia naturali che artificiali, rappresenta un vantaggio, ma anche uno dei maggiori problemi ambientali del mondo. “Le bottiglie di plastica sono un esempio virtuoso”, dice ancora il linceo: “Il mercato è andato spontaneamente verso un prodotto uguale per tutti, e infatti è uno di quelli che vengono più largamente riciclati. Dall’altra parte, invece, ci sono i bicchieri di plastica: ci sono troppi prodotti ognuno diverso dall’altro”.

Secondo Guerra, inoltre, sono i produttori dei materiali di largo consumo che dovrebbero farsi carico anche della loro circolarità, occupandosi quindi anche del loro fine vita. Il convegno, infatti, punta ad attirare l'attenzione sui problemi ambientali generati da idee sbagliate relative all'utilizzo della materia, dalla cattiva gestione dei rifiuti, oppure da regole di smaltimento errate e da informazioni insufficienti.

Un altro aspetto fondamentale riguarda proprio le tecnologie attuali e future, come gli smartphone che tutti abbiamo in tasca, che richiedono elementi che stanno cominciando a scarseggiare: “Alcuni di uso comune come zinco, gallio e germanio, sono a rischio esaurimento entro 100 anni”, sottolinea il linceo, “e purtroppo spesso li buttiamo via senza recuperarli”. In quest’ottica vanno, ad esempio, i 14 progetti scelti dall’Alleanza Europea per le Materie Prime (Erma), che grazie ad un investimento di 1,7 miliardi di euro puntano a gettare le fondamenta di una filiera europea, capace di soddisfare il 20% della domanda di elementi rari, oggi controllata in gran parte dalla Cina.

La Commissione Europea ha deciso anche di incentivare la ricerca e l’estrazione di questi metalli indispensabili per la transizione energetica, che sono componenti fondamentali, ad esempio, dei magneti delle pale eoliche e delle batterie ricaricabili delle auto elettriche. Anche in Italia ci si sta muovendo in questa direzione, cercando per esempio di riaprire alcune vecchie miniere di litio. Ma, secondo Gaetano Guerra, non è questa la risposta al problema: “Le miniere fanno parte di un modello di economia lineare, mentre noi dobbiamo passare ad un’economia circolare”.

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