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L'innalzamento del livello dei mari minaccia anche le coste rocciose

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La scogliera di Bideford in Gran Bretagna, nel Devon (fonte: Caroline Brogan/ Imperial College London)
© ANSA

A rischio erosione non sono solo le spiagge, ma le scogliere e le coste rocciose: l'innalzamento degli oceani provocherà un arretramento importante anche dei territori apparentemente più protetti dal mare, secondo uno studio dell'Imperial College di Londra pubblicato sulla rivista Nature Communications. La ricerca, coordinata da Jennifer Shadrick, indica che il tasso di erosione delle scogliere entro il 2100 potrebbe essere fino a 10 volte più rapido rispetto al ritmo attuale.

Da anni il mondo della ricerca sottolinea i rischi dell'erosione delle spiagge e i danni, in alcune zone del mondo e dell'Italia, sono già ben visibili, ma poche erano state finora le attenzioni verso le coste rocciose, per loro natura considerate ben più resistenti all'innalzamento dei mari. Questo lavoro dei ricercatori britannici è uno dei primissimi a studiare i pericoli per le coste rocciose e, prendendo in analisi soprattutto le arre britanniche, ha determinato che il loro tasso di erosione nei prossimi anni potrà essere 3 e 7 volte, fino anche a 10, quello registrato in questi ultimi millenni. In alcune zone, ad esempio nel Devon e Yorkshiare, le scogliere potrebbero arretrare entro il 2100 di circa 15 metri.

"L'innalzamento del livello del mare sta accelerando e i nostri risultati confermano che il ritiro della costa rocciosa accelererà in linea con questo. Non è questione di se, ma di quando", osserva Shadrick. I ricercatori chiedono inoltre ai politici di agire per classificare le coste rocciose come aree ad alto rischio e sottolineano che l'erosione della costa rocciosa è irreversibile. "Ora è il momento di limitare il futuro innalzamento del livello del mare prima che sia troppo tardi. L'umanità può controllare direttamente il destino delle nostre coste riducendo le emissioni di gas serra: il futuro delle nostre coste è nelle nostre mani", ha concluso un altro autore dello studio, Dylan Rood.

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