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Marte, aggiornato dopo 19 anni il 'cercatore d’acqua' italiano

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Un'immagine di Marte ottenuta dai dati raccolti da Mars Express il 25 aprile 2022, nella regione chiamata Aonia Terra (Fonte: ESA/DLR/FU Berlin, CC BY-SA 3.0 IGO)
© ANSA

Dopo 19 anni dal suo lancio, avvenuto il 2 giugno 2003, il ‘cercatore d’acqua’ di Marte a bordo del satellite Mars Express dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) riceve finalmente un aggiornamento: si tratta dello strumento italiano Marsis, gestito dall'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e interamente finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), famoso per la scoperta di tracce di acqua liquida sul Pianeta Rosso, compreso un possibile lago di acqua salata sepolto sotto 1,5 chilometri di ghiaccio nella regione polare meridionale. L’upgrade del software consentirà a Marsis di guardare al di sotto della superficie di Marte e della sua luna Phobos in modo più dettagliato che mai.
Lo strumento situato a bordo di Mars Express invia onde radio a bassa frequenza verso il pianeta utilizzando la sua antenna lunga 40 metri. La maggior parte di queste onde viene riflessa dalla superficie, ma alcune viaggiano attraverso la crosta e vengono riflesse quando incontrano il confine tra due strati di materiali diversi, come roccia, ghiaccio e acqua. Esaminando i segnali riflessi, i ricercatori possono quindi costruire una mappa di ciò che si nasconde sotto la superficie di Marte, fino a una profondità di pochi chilometri, e studiare la sua composizione.
L’aggiornamento del software, progettato da Inaf e dall’azienda italiana Enginium, include una serie di miglioramenti per la ricezione del segnale e l’elaborazione dei dati a bordo, in modo da aumentare la quantità e la qualità dei dati scientifici inviati sulla Terra. “Finora ci siamo affidati ad una tecnica complessa che, memorizzando molti dati ad alta risoluzione, riempiva la memoria interna dello strumento molto velocemente”, spiega Andrea Cicchetti, responsabile operativo di Marsis all’Inaf, che ha guidato lo sviluppo dell’upgrade. “Scartando i dati che non ci servono – aggiunge Cicchetti – il nuovo software ci consente di tenere acceso Marsis per molto più tempo e di esplorare un'area molto più ampia ad ogni passaggio”.

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