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Parisi, contro l’antiscienza serve un fronte comune

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Il Nobel Giorgio Parisi nel suo intervento alla cerimonia di apertura dell'anno accademico dell'Università Sapienza di Roma (fonte: Mariella Di Donna)
© ANSA

: dagli insegnanti degli asili alle Accademie, dai programmatori ai poeti, è il momento di unire le forze uniti per affrontare una vera e propria crisi culturale. E’ l’appello lanciato oggi a Roma dal Nobel Giorgio Parisi, intervenuto nell’inaugurazione dell’anno accademico dell’università Sapienza di Roma.

Fra le manifestazioni attuali delle “forti tendenze antiscientifiche nella società attuale”, Parisi ha citato il riferimento all’agricoltura biodinamica contenuto nella legge sull’agricoltura biologica all’esame del Senato, accanto al fenomeno dei No Vax e al fatto che “si diffondono largamente le pratiche astrologiche, omeopatiche e antiscientifiche”.

Tra le cause dell’attuale “sfiducia di massa nella scienza, che arriva fino al nostro Parlamento”, Parisi cita anche “una certa arroganza degli scienziati che presentano la scienza come sapienza assoluta, rispetto agli altri saperi opinabili, anche quando in realtà non lo è affatto”. Un’arroganza,ha precisato, che “consiste nel non cercare di far arrivare al pubblico le prove di cui si dispone, ma di chiedere un assenso incondizionato basato sulla fiducia negli esperti”.

Un’altra possibile causa sono i “cattivi divulgatori”, che “presentano i risultati della scienza quasi come una superiore stregoneria, le cui motivazioni sono comprensibili solo agli iniziati”.

Un punto interrogativo sul futuro della ricerca italiana
Se nel mondo “la scienza continuerà a svilupparsi e a trascinare la tecnologia, non c'è nessuna garanzia che questo accada anche in un Paese come l'Italia. La deindustrializzazione sistematica dell'Italia” ed è “ben possibile che i nostri governanti decidano che l'industria e la ricerca italiana debbano avere posto sempre più secondario e che Paese debba lentamente scivolare verso il terzo mondo”.

Guardando inoltre “al lento decadere della scuola pubblica, il disinvestimento dell'impegno finanziario del governo italiano nei Beni culturali”, ha detto ancora Parisi, “ci rendiamo conto che tutte le attività culturali Italiane sono in lento, ma costante, declino”. Per questo, ha rilevato, “bisogna difendere la cultura italiana su tutti i fronti, dobbiamo evitare di perdere la nostra capacità di trasmetterla alle nuove generazioni. Se gli italiani perdono la loro cultura cosa resta del Paese? Bisogna costituire un fronte comune di tutti gli operatori culturali italiani (dagli insegnanti degli asili alle Accademie, dai programmatori ai poeti) per affrontare e risolvere l'attuale emergenza culturale”.

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