Giovedì, 05 Agosto 2021
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Da Dna a Internet, premiata la scienza delle under 35

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Le sei vincitrici dell'edizione 2021 del premio L'Oreal per le donne e la scienza (fonte: L'Oreal)
© ANSA

Sono giovani ma determinate. Vivono il presente ma guardano al futuro. Grazie alla loro curiosità e alla passione per la scienza, riescono a immaginare quello che ancora non c'è per migliorare la vita delle persone e la salute del pianeta. Ecco l'identikit delle sei ricercatrici under-35 che hanno vinto la 19esima edizione italiana del premio L'Oreal-Unesco 'Per le Donne e la Scienza': esperte di fisica, medicina e biologia che potranno contare su una borsa di studio da 20.000 euro ciascuna per portare avanti le proprie ricerche in Italia.

C'è Natalia Bruno, appassionata di fisica fin da bambina, che ora lavora al Cnr e vuole contribuire alla creazione della Rete del futuro, l'Internet quantistico.

Poi c'è Livia Archibugi, gastroenterologa dell'IRCSS San Raffaele di Milano, che intende studiare i meccanismi molecolari del tumore del pancreas per trovare cure sempre più personalizzate. Elisa Pellegrini lavora invece all'Università di Udine, dove si occuperà delle interazioni tra piante e suolo negli ambienti costieri per preservarli dai cambiamenti climatici.

Letizia De Chiara, all'Università di Firenze, sfrutterà la borsa di studio per indagare i meccanismi che portano alla malattia reale cronica. Ornella Juliana Piccinni dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) fa parte della grande collaborazione internazionale Virgo e grazie al premio proverà a fare luce sulle onde gravitazionali emesse da giovani stelle di neutroni chiamate magnetar.

Infine c'è Lorena Baranda Pellejero, dell'Università di Roma-Tor Vergata, che grazie al finanziamento studierà come usare il Dna sintetico per costruire sensori che rilevino i segnali spia di malattie.

A scegliere i loro profili, tra oltre 300 candidate, è stata una giuria di esperti guidata da una pioniera della scienza al femminile: Lucia Votano, dirigente di ricerca dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) nonché prima donna ad aver diretto i Laboratori Nazionali del Gran Sasso. Insieme a lei, alla cerimonia di premiazione virtuale, hanno partecipato tra gli altri anche la ministra dell'Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa, e la ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, che nei loro interventi hanno sottolineato l'enorme lavoro da fare per superare il gender gap nel mondo accademico e scientifico.

"I dati - ricorda Messa - ci dicono che non siamo migliorati di molto negli ultimi anni: le donne nell'università rappresentano il 55% degli iscritti e nelle lauree STEM (quelle a maggiore crescita occupazionale) si fermano al 37%. Le ragazze conquistano il loro titolo in tempi più brevi e con voti più elevati rispetto ai ragazzi, ma nonostante ciò il riconoscimento nel mondo del lavoro è più tardivo e quasi sempre a un livello salariale inferiore".

Una disparità di trattamento che poi è tra le ragioni che spingono molte donne ad abbandonare precocemente la carriera scientifica, come evidenziato dal biologo Enrico Bucci della Temple University di Philadelphia. Per correggere questa situazione, spiega la ministra Bonetti, "dobbiamo cambiare le regole del gioco e promuovere azioni positive affinché le ragazze possano diventare leader e contribuire sempre più con le loro competenze al mondo della ricerca".

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