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Oltre la metà dei fiumi del mondo alterata dall'uomo

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Il fiume Oyapock, tra Brasile e Guyana francese, è tra i pochi del Sud America a preservare una buona biodiversità (fonte: S. Brosse)
© ANSA

Oltre la metà dei fiumi del mondo è stata pesantemente alterata dalle attività umane negli ultimi 200 anni: lo dimostra uno studio sulla biodiversità di quasi 2.500 bacini fluviali, condotto da un gruppo internazionale di ricerca guidato dall'Università di Tolosa in Francia. I risultati sono pubblicati sulla rivista Science.

Sebbene fiumi e laghi occupino meno dell'1% della superficie terrestre, supportano una parte importante della biodiversità globale, compreso un quarto dei vertebrati del pianeta. Le loro acque, inoltre, alimentano un'ampia varietà di ecosistemi, fondamentali anche per l'uomo. Nel corso dei secoli, però, lo sfruttamento eccessivo della pesca, l'occupazione delle rive, l'introduzione di specie aliene, l'inquinamento e il cambiamento climatico hanno lasciato un segno profondo. Per valutare e confrontare l'impatto delle attività umane sulla biodiversità nelle diverse regioni della Terra, i ricercatori hanno creato un indice specifico, denominato CCBF ('Cumulative Change in Biodiversity Facets'), che viene calcolato sulla base di sei parametri. Applicato ai dati di 2.456 bacini fluviali, dimostra che addirittura il 53% ha subito forti ripercussioni in termini di biodiversità, soprattutto nelle regioni temperate. I bacini meno alterati si trovano soprattutto in Australia e nelle regioni tropicali dell'Africa, sono per lo più di piccole dimensioni e supportano quasi 3.900 specie, circa il 21% della fauna acquatica mondiale. Concentrare solo su queste aree gli sforzi di conservazione della biodiversità non permetterebbe di raggiungere gli obiettivi internazionali fissati per il 2030, dunque, concludono gli autori dello studio, bisogna proteggere anche le aree già compromesse dalla presenza dell'uomo.

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