Lunedì, 14 Ottobre 2019

Sclerosi multipla, trovate le cellule che la fanno sviluppare

Scienza e Tecnica
Una cellula nervosa (fonte: GerryShaw)
© ANSA

Identificate le cellule del sistema immunitario cruciali per lo sviluppo della sclerosi multipla e che in futuro potranno essere usate come marcatore per diagnosticare la malattia in modo non invasivo: si chiamano cellule T helper e si trovano nel sangue. Da lì invadono il sistema nervoso centrale, causando infiammazione e danni ai neuroni. La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature Medicine, si deve al gruppo dell'Università di Zurigo guidato dall'italiano Edoardo Galli.

"Abbiamo voluto cercare di identificare le impronte digitali delle cellule che causano questa malattia, trovando le differenze nel sistema immunitario", spiega all'ANSA Galli, che prima lavorava all'ospedale San Raffaele di Milano. "Con una tecnica che permette di misurare i dati di milioni di cellule, combinata con l'intelligenza artificiale, i ricercatori hanno analizzato i campioni di sangue di un centinaio di individui malati e di altrettanti sani o con altre malattie immunitarie.

"In questo modo sono state identificate le cellule T, che normalmente ci proteggono dalle infiammazioni, ma che nelle malattie autoimmuni iniziano ad attaccare parti del proprio corpo", prosegue Galli. Si tratta, prosegue Galli, di una specifica popolazione di globuli bianchi "capaci di uscire dal sangue e migrare nel sistema nervoso centrale rilasciando sostanza infiammatorie".

Queste cellule sono presenti in quantità molto più alte nelle 'persone con sclerosi multipla è presente rispetto all'altro gruppo considerato e sono state identificate anche nel liquido del sistema nervoso centrale (liquor) e nelle lesioni cerebrali. Risultano ridotte nei pazienti trattati con i farmaci per la sclerosi multipla. "Anche se serviranno ulteriori studi per confermare che queste cellule siano il 'motore' della malattia - conclude Galli - potranno essere usate come marcatore della malattia, per fare una diagnosi della malattia dal sangue, dunque molto meno invasiva di quanto avviene ora".

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