Martedì, 20 Agosto 2019

Un pinguino gigante vissuto 60 milioni di anni fa

Scienza e Tecnica
Ricostruzione in 3D del pinguino gigante vissuto 60 milioni di anni fa, a confronto con un essere umano (fonte: Canterbury Museum)
© ANSA

Alto quanto un uomo e pesante 80 chilogrammi, nuotava negli oceani circa 60 milioni di anni fa: era un pinguino gigante, chiamato Crossvallia waiparensis, prosperato subito dopo la scomparsa dei dinosauri. Il suo fossile, scoperto in Nuova Zelanda, è descritto sulla rivista Alcheringa: An Australasian Journal of Palaeontology da Paul Scofield e Vanesa De Pietri, curatori del Canterbury Museum.

Secondo Scofield la scoperta è significativa perché la specie è simile a quella di un altro pinguino gigante, i cui resti sono stati individuati in Antartide nel 2000, e indica una connessione tra le due specie. Per esempio rafforza l'ipotesi che in seguito all'estinzione di dinosauri, rettili marini e pesci giganteschi, c'è stata un'opportunità evolutiva per i pinguini, che oltre a prosperare sono cresciuti nelle dimensioni.  "Gli oceani erano maturi per ospitarli, vista la mancanza di mega predatori", ha rilevato Scofield

I pinguini giganti erano 30 centimetri più alti e pesavano il doppio rispetto alla più grande specie di pinguino viventei, il pinguino imperatore. Scofield ha detto che la struttura delle zampe inferiori indica che questi pinguini erano anche più abili nel nuoto rispetto ai pinguini attuali; si sono estinti 30 milioni di anni dopo la loro comparsa, quando i grandi mammiferi marini hanno iniziato a dominare le acque.

I resti del pinguino Crossvallia waiparensis sono stati scoperti da un appassionato di fossili, Leigh Love, circa 18 mesi fa nel letto del fiume Waipara nell'Isola del Sud. "Ma - ha detto Love - solo quando ho portato i resti a casa mi sono reso conto di aver trovato qualcosa di diverso rispetto alle scoperte precedenti". Non è la prima volta che in Nuova Zelanda si scoprono resti di animali giganti: in passato sono stati scoperti resti del pappagallo più grande del mondo, di un'aquila gigante e di un uccello simile all'emù. Secondo gli esperti è stata la mancanza di predatori che ha permesso a questi uccelli di prosperare.

   

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