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L'intelligenza artificiale ha imparato a comporre musica

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L'intelligenza artificiale ha imparato a comporre musica, senza rischi di plagio (fonte: Fotocitizn, Pixabay)
© ANSA

L'intelligenza artificiale ha imparato a comporre musica e lo fa imitando stili e generi molto diversi fra loro, ma senza plagiare alcun brano. Il prototipo del 'compositore artificiale' realizzato dal Politecnico di Losanna potrebbe essere il capostipite di futuri compositori 'in tempo reale', che inventano rapidamente brani per i videogiochi Il risultato è stato presentato ad Amsterdam, nella conferenza internazionale sull'intelligenza artificiale Evosta.

Per adesso il 'compositore artificiale' sa scrivere musica popolare irlandese e il Klezmer di origine ebraica, ma è in grado imitare qualsiasi stile. "Può produrre melodie complete, con un inizio e una fine, che sono nuove e che condividono la caratteristica dello stile'', ha rilevato uno degli autori, Florian Colombo.

Il sistema impara gli stili musicali analizzando come le note si alternino in un determinato brano; dopo aver fatto questo, calcola la probabilità del tono e della durata della nota in arrivo e per migliorare questa capacità, l'algoritmo si allena su più partiture, di qualsiasi stile. Una volta completato l'allenamento, il compositore artificiale è pronto per creare nuove melodie.

L'algoritmo che è alla base del compositore artificiale si basa sulla rete neurale artificiale, chiamata '' memoria a lungo/breve termine'' utilizzata per il riconoscimento vocale anche da Google, Apple e Microsoft.

Secondo Wulfram Gerstner, direttore del Laboratorio di neuroscienze computazionali che ha sviluppato il prototipo, ''il compositore artificiale fornisce anche un'idea di come funziona il cervello umano'' perché ''per creare musica con successo sono necessarie reti neurali in grado di conservare informazioni su diverse scale temporali''. Questo implica che ''la capacità del cervello umano di conservare le informazioni, anche dopo molto tempo, è fondamentale per comporre la musica''.

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