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Mieloma multiplo,terapia del dolore per sostenere i pazienti

"La terapia del dolore, di fronte agli esiti dolorosi di una malattia oncologica importante come il Mieloma Multiplo, ha un ruolo cruciale e può sostenere ed aiutare i pazienti". L'incoraggiamento, in riferimento alla malattia che ha colpito il pianista Giovanni Allevi che ha dichiarato pubblicamente la propria esperienza, arriva dalla Professoressa Flaminia Coluzzi, Responsabile Centro Terapia del Dolore Onco-Ematologia Ospedale Sant'Andrea di Roma e Docente presso il Dipartimento di Scienze e Biotecnologie Medico Chirurgiche dell'Università La Sapienza di Roma.

"Leggiamo delle sofferenze da ossa fratturate di Allevi. Il Mieloma Multiplo è una malattia ematologica che colpisce le plasmacellule nel midollo osseo. Purtroppo, a differenza di altre tipologie di tumore, non esiste programma di screening, pertanto è frequente che la prima manifestazione della malattia sia proprio il dolore causato dalla frattura di un osso colpito - spiega Coluzzi - Nonostante le buone possibilità di trattamento da un punto di vista ematologico, i pazienti possono sin dall'esordio soffrire di dolori ossei severi, per i quali è consigliabile riferirli precocemente ad un centro di terapia di dolore che possa essere da supporto nel percorso di cura della malattia". Secondo l'esperta "oggi abbiamo a disposizione numerose strategie terapeutiche, proposte tramite un approccio multidisciplinare. Il più delle volte però sono i farmaci analgesici maggiori, come gli oppioidi, la prima frontiera per iniziare ad avere subito sollievo. A questi possiamo associare cortisonici e molecole che modificano il rimaneggiamento osseo, considerando che l'obiettivo principale è proprio quello di ridurre le fratture ossee".

Allevi ha lamentato difficoltà ad utilizzare le mani per suonare: "Non conosciamo il singolo caso, ma sappiamo che i pazienti che utilizzano alcuni chemioterapici possono andare incontro a neuropatie periferiche indotte da chemioterapici". Queste neuropatie sono causate dagli effetti tossici sistemici delle molecole utilizzate e colpiscono prevalentemente fibre nervose periferiche di piccolo calibro. Le neuropatie sono dolorose, aggiunge, "ma siamo di fronte ad un dolore differente da quello osseo. I pazienti presentano sintomi caratteristici di una forma di dolore che definiamo "neuropatico" proprio perché origina da una lesione del sistema nervoso, in questo caso periferico. I pazienti lamentano formicolii, punture di spillo, scosse elettriche, anche se non c'è nella realtà alcuno di questi stimoli. Hanno difficoltà nei movimenti fini, come allacciarsi le scarpe, abbottonarsi una camicia o maneggiare i soldi. Quello che è importante sottolineare è che si tratta di un dolore "patologico", che si accompagna a modificazioni funzionali e strutturali del sistema nervoso centrale, alimentate dal rilascio di citochine infiammatorie che portano alla neuroinfiammazione e facilitano la trasmissione del dolore".

Bisogna considerare che a livello del sistema nervoso centrale, chiarisce, "avvengono una serie di modificazioni che alterano le percezioni dolorifiche. Partecipano anche cellule non neuronali, come la microglia, in questi processi neuroinfiammatori. Pertanto si utilizzano farmaci che riducono il rilascio di neurotrasmettitori eccitatori da parte dei neuroni sensitivi, altri che potenziano i meccanismi fisiologici di analgesia che il nostro organismo ha a disposizione e molecole che modulano l'ipereccitabilità delle cellule che alimentano la neuro infiammazione", dice l'esperta.

Possiamo dare speranza ai pazienti affetti da mieloma o da altre forme di dolore oncologico per una migliore qualità di vita? "Quello di restituire una buona qualità di vita è l'obiettivo principale che ci poniamo in un centro di terapia del dolore, ma è fondamentale che i pazienti ci vengano inviati precocemente. Oggi in Italia sono cresciuti capillarmente centri di Terapia del Dolore che possono fornire un valido supporto durante tutta la storia naturale della malattia oncologica. E' importante identificare non solo l'entità del dolore, ma la sua tipologia, per poterlo trattare con le molecole più adeguate, che non sono necessariamente i classici analgesici che siamo abituati ad utilizzare nel dolore acuto", conclude Coluzzi.
   

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