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Probiotici: quanto ne sappiamo? Sono utili per la Parodontite?

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La dottoressa Nastri SIdP
© ANSA

Il termine "probiotici" è stato per la prima volta utilizzato nel 1965. In seguito, la FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura) e l’OMS (Organizzazione mondiale della sanità) hanno definito i probiotici come "microrganismi viventi che, somministrati in quantità adeguate, conferiscono salute benefici per l'ospite”. La maggior parte dei probiotici attualmente utilizzati sono batteri dei generi Lactobacillus e Bifidobacterium, sebbene siano stati utilizzati anche funghi ed altre specie batteriche, con effetti vantaggiosi riportati su colite, malattie infiammatorie o infezioni intestinali, diarrea, sindrome dell'intestino irritabile, cancro del colon e per ridurre gli effetti collaterali della chemioterapia. Nell'ultimo decennio, i probiotici sono stati proposti ed impiegati anche per il trattamento o la prevenzione delle infezioni del tratto urogenitale e respiratorio e la prevenzione o l'attenuazione delle allergie e delle malattie atopiche nei neonati.

I microrganismi, per essere considerati probiotici devono raggiungere vivi l’intestino crasso, resistendo alla digestione.

Il cavo orale costituisce l’estremità superiore del sistema digestivo ed è secondo solo al colon, per presenza di microrganismi. Alcuni di questi hanno effetti benefici, sono in equilibrio con il nostro organismo o addirittura vantaggiosi, altri sono considerati patogeni. Tuttavia, in molte condizioni è un’alterazione dell’intera comunità microbica (cosiddetta “disbiosi”) a determinare l’insorgenza della patologia e non l’infezione da parte di un singolo microrganismo patogeno. Nella parodontite, malattia nella quale si assiste alla riduzione del legamento e dell’osso che ancorano i denti, la causa va ricercata nella presenza di una comunità batterica disbiotica, ovvero squilibrata rispetto ad una condizione di salute. La disbiosi microbica innesca una risposta immunoinfiammatoria alterata e persistente il cui esito è la distruzione del parodonto. In questa ottica, nuove terapie in grado di riportare l’equilibrio microbiologico hanno ricevuto molto interesse. A livello orale il meccanismo d’azione dei probiotici potrebbe essere simile a quello intestinale: favorire la

colonizzazione da parte di specie benefiche o non patogene, a discapito di specie potenzialmente più dannose, attraverso la competizione per le risorse energetiche, il nutrimento e lo spazio all’interno della placca batterica. In questo modo, la risposta infiammatoria e immunitaria dell’ospite verrebbe ad essere ridotta o favorevolmente modulata. Diversi studi hanno esaminato gli effetti dei probiotici in aggiunta alla terapia parodontale. Tra I primi studi in questa direzione Teughels e colleghi inserirono delle specie batteriche non nocive all’interno di lesioni parodontali dopo la terapia, al fine di dimostrare se fosse possibile ridurre l’infiammazione e modificare l’assetto microbico nelle tasche parodontali riportando uno stato di salute. Studi ulteriori hanno mostrato come batteri che producono acido lattico (lactobacilli) abbiano effetti antimicrobici rispetto ai patogeni parodontali come il Porphyromonas gingivalis.

Le recenti revisioni della letteratura, sottolineano che le differenze di risultato tra impiego di probiotici aggiuntivi e terapia convenzionale della parodontite sono statisticamente non significative e poco rilevanti dal punto di vista clinico, ovvero per il paziente. Qualche piccolo vantaggio risultava in uno studio se veniva impiegato il ceppo Lactobacillus reuteri e in uno studio se si valutavano lesioni parodontali profonde, ma con differenze cliniche molto esigue.

In conclusione, sebbene in linea di principio affascinante, l’impiego di probiotici per ristabilire il corretto equilibrio tra i batteri per la cura della parodontite, non trova ancora una indicazione reale. Molte preparazioni contenenti probiotici diversi sono state proposte ma non ancora validate. Gli interrogativi sono ancora numerosi: il modo di applicazione (ingestione, collutori, applicazione locale nelle lesioni etc…), il ceppo batterico o le combinazioni di questi, il dosaggio e la durata del trattamento e soprattutto la reale possibilità che i batteri probiotici rimangano vitali nel cavo orale per un tempo sufficiente a modificare la flora batterica preesistente, in particolare negli adulti. Inoltre, pur essendosi dimostrati trattamenti affidabili in termini di sicurezza, i probiotici hanno un costo per i pazienti, al momento non giustificato dalle prove di efficacia.

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