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Vaiolo delle scimmie, sono due i vaccini disponibili

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Vaiolo delle scimmie (archivio)
© ANSA

Sono due i vaccini contro il vaiolo che potrebbero essere utilizzati contro il vaiolo delle scimmie, uno è prodotto dalla Emergent BioSolution, un'azienda americana, il secondo dalla dell'europea Bavarian Nordic, con sede in Danimarca. A fare il punto sui due vaccini ad oggi disponibili in Europa e Nord America, che al momento non vengono somministrati, è un articolo su Science magazine firmato da Jon Cohen.

Il vaiolo nel passato è stato un grave flagello capace di uccidere il 30% delle persone infette ma grazie a una capillare campagna vaccinale negli anni '60 e '70 è stato eradicato, di fatto è l'unico patogeno finora completamente eliminato se si escludono alcuni campioni conservati in laboratorio a fini di studio. La drastica riduzione dei casi a inizio anni '70 aveva portato gradualmente alla riduzione della somministrazione dei vaccini in quanto gli effetti collaterali del trattamento (con circa un decesso per ogni milione di vaccinati) avevano oramai superato i potenziali benefici. Da allora la produzione si è praticamente fermata e ad oggi sono solamente due i vaccini antivaiolo disponibili, capaci di proteggere anche dal vaiolo delle scimmie. Quello dell'americana Emergent BioSolutions che è considerato simile al vaccino utilizzato durante la campagna di eradicazione e può ancora causare reazioni gravi e persino la morte nelle persone che hanno un sistema immunitario compromesso. L'altro, dal nordico bavarese, utilizza una forma non replicante di Vaccinia (un virus molto simile a quello del vaiolo), specificamente progettata per causare meno effetti collaterali. Quest'ultimo, precisa l'articolo su Science, è l'unico vaccino esplicitamente approvato per il vaiolo delle scimmie. I due vaccini sono in grado di prevenire la malattia anche se usati fino a 4 giorni dall'esposizione al virus e potrebbero quindi essere usati per proteggere i soggetti entrati a contatto con infetti ma, nonostante siano disponibili, al momento in nessun paese i due vaccini vengono attualmente prescritti. Finora nessun paese ha annunciato l'intenzione di usare questi vaccini e le scorte di entrambi sono al momento basse.

tuttavia, alcuni paesi europei cominciano ad avere i primi contagi. Come la Slovenia, dove le autorità sanitarie hanno confermato il primo caso di vaiolo delle scimmie, su un paziente tornato dalla Isole Canarie. Come ha riferito il capo del Centro per le malattie infettive dell'Istituto nazionale per la salute pubblica (NIJZ), Mario Fafangel, le condizioni del paziente sono buone. Gli epidemiologi del NIJZ stanno lavorando per tracciare i contatti avuti dal paziente e limitare il più possibile la diffusione del virus nel paese. Fafangel ha inoltre spiegato che, da un punto di vista epidemiologico, la malattia è più facile da gestire rispetto al covid, perché "si può fermare la trasmissione del virus". Ha quindi esortato le persone a prestare attenzione ai sintomi tipici del vaiolo delle scimmie, come eruzioni cutanee genitali e febbre.

In Germania, chi viene contagiato dal virus dovrà rispettare un periodo di isolamento e una quarantena di 21 giorni. Lo hanno annunciato il ministro della Salute tedesco Karl Lauterbach e il presidente del Robert Koch Institut in conferenza stampa a Brema. "Non siamo all'inizio di una nuova pandemia". Lo ha detto il ministro della Salute tedesco, Karl Lauterbach, in conferenza stampa, a proposito del vaiolo delle scimmie, sottolineando che tuttavia che "questa non è una buona ragione per non prenderlo sul serio". Il contrasto a questa patologia va affrontato "in tempo, con misure tempestive". "Abbiamo ancora buone chance di fermare questo agente patogeno", ha aggiunto.

Anche secondo la virologa Ilaria Capua, intervistata al GR1 su Rai Radio1, "il virus SarsCov2 si diffonde a una velocità molto maggiore del vaiolo delle scimmie" e "paragonarli è come mettere a confronto una Ferrari con una 500". "Il vaiolo delle scimmie si trasmette attraverso contatto molto ravvicinato, la via sessuale è una delle possibilità ma non l'unica", aggiunge Capua e precisa: "non è una malattia legata all'omosessualità, ma a comportamenti sessuali promiscui". Le persone vaccinate contro il vaiolo, spiega, hanno una maggiore protezione, la malattia chiaramente può creare più danni in persone fragili, come bambini, immunodepressi e donne in gravidanza, "ma mi sento di rassicurare tutte le donne in gravidanza - sottolinea - che il rischio di contagio è veramente, veramente basso".

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