Mercoledì, 18 Maggio 2022
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Covid: 4,5 milioni di dosi in 7 giorni, record campagna vaccinale

"Sono oltre 4 milioni e mezzo le dosi di vaccino somministrate in questa ultima settimana. È il numero più alto in soli 7 giorni dall'inizio della campagna vaccinale. Grazie alle donne e agli uomini che lavorano ogni giorno perché questo sia possibile". Così su Fb il ministro della Salute Roberto Speranza.

Record di somministrazioni settimanali nella campagna vaccinale, 4,5 milioni nella settimana 10-16 gennaio, quota mai toccata finora. In gran parte terze dosi, anche se le prime (bambini 5-11 anni compresi) sono risalite: dopo le 93mila di sabato, ieri 62mila. La fondazione Gimbe fa notare che dei 542mila nuovi vaccinati, ben 137mila sono over 50, e questo significa che la definizione dell'obbligo qualche risultato lo ha determinato. Si vedono segni di rallentamento dell'epidemia, aggiunge, ma la curva dei decessi è in ripida salita e sarà l'ultima a scendere.

Sono 83.403 i nuovi contagi da Covid nelle ultime 24 ore, secondo i dati del ministero della Salute. Ieri erano stati 149.512. Le vittime sono invece 287 mentre ieri erano state 248.

Sono 541.298 i tamponi molecolari e antigenici per il coronavirus effettuati nelle ultime 24 ore in Italia, secondo i dati del ministero della Salute. Ieri erano stati 927.846. Il tasso di positività è al 15,4%, in calo rispetto al 16,1% di ieri. Sono 1.717 i pazienti in terapia intensiva, 26 in più nel saldo tra entrate e uscite. Gli ingressi giornalieri sono 122. I ricoverati con sintomi nei reparti ordinari sono 19.228, ovvero 509 in più rispetto a ieri.  

"La velocità di crescita dei contagi si sta riducendo, come un'auto che frena prima dell'arrivo. Per due settimane però i contagi saliranno ancora", secondo il virologo e direttore Anpas Fabrizio Pregliasco a a Rai Radio1, ospite di Un Giorno da Pecora. Sul bollettino giornaliero aggiunge: "Dividerei i dati dei contagi dando maggiore quantità di informazioni. Eliminarli adesso vuol dire abbassare la responsabilità e il controllo degli individui". Riguardo le mascherine, Pregliasco osserva che "le terremo per qualche anno, diventeranno un po' come gli occhiali da sole".

"Omicron corre di più ma è meno grave nella popolazione vaccinata. Verosimilmente abbiamo toccato il picco e assisteremo a breve a una decrescita dei casi" e questo consentirà di rivedere le misure. Lo ha detto il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, intervenendo a "Radio anch'io" su Rai Radio1. "Dobbiamo prendere ciò che facciamo" con le misure per ridurre il rischio dei contagi "non come qualcosa di fisso e infinito, ma modulabile in base alla situazione che ci pone virus". Per questo "tutte regole che stiamo mettendo, in un tempo relativamente breve, potranno essere modificate di nuovo per allentare la presa".

Una nuova interlocuzione con le Regioni sui nuovi parametri dei ricoveri, il Dpcm in arrivo con la lista delle uniche (poche) attività dove sarà possibile accedere senza certificato verde e ancora cifre in crescita sui vaccini, con 4 milioni e mezzo di dosi in sette giorni. Il Governo è già al lavoro per gestire l'annunciata fase discendente della quarta ondata, ma non si allenta la stretta per chi non ha siero né tampone. Anzi. Dal primo febbraio senza Green pass base potrebbe essere possibile entrare solo in negozi di alimentari, del settore sanitario, supermercati, ottica, acquisto di pellet o legna per il riscaldamento, carburanti e - solo all'aperto - dal tabaccaio e dall'edicolante. Restano fuori dall'elenco le librerie mentre sui centri commerciali la discussione è ancora aperta: la soluzione alla quale si sta lavorando prevederebbe la possibilità di accedere alle strutture anche per chi non ha il pass ma solo per andare in quei negozi che rientrano nell'elenco di quelli esentati, dunque supermercati e farmacie. Nel frattempo però l'attuale sistema dei colori - verso la revisione nelle prossime settimane - rischia di far retrocedere alcuni territori in arancione o rosso: nel Paese ci sono già otto regioni oltre la soglia del 20% di occupazione dei posti letto per Covid in terapia intensiva (tra queste Lazio, Toscana e Piemonte) mentre nei reparti ordinari la media nazionale sale al 29%, con Lombardia al 34, Sicilia al 35, Calabria al 41 e Valle d'Aosta al 69%. A temere è soprattutto quest'ultima, dove il governatore Erik Lavevaz lancia un allarme: "un passaggio in zona rossa per noi sarebbe la tragedia. Vorrebbe dire chiudere gli impianti di risalita - dice - in un momento in cui c'è un po' di ripresa rispetto all'anno scorso".

La percentuale di posti nei reparti di area non critica occupati da pazienti Covid sale al 29% in Italia e in Valle d'Aosta arriva al 69%. In 24 ore, cresce in altre 11 regioni: Abruzzo (al 29%), Basilicata (26%), Calabria (41%), Campania (29%), Emilia Romagna (27%), Lombardia (34%), Marche (27%), Piemonte (30%), Puglia (21%), Sardegna (15%), Toscana (25%). Cala in Umbria (33%) e Veneto (23%). Stabile Friuli (29%), Lazio (27%), Liguria (38%), Molise (13%), Pa Bolzano (18%), Pa Trento (25%), Sicilia (35%). Questi i dati Agenas aggiornati al 16 gennaio. Superano la soglia del 30%: Calabria, Liguria, Lombardia, Sicilia, Valle d'Aosta. 

Sempre secondo i dati Agenas, la percentuale di terapie intensiva occupate da pazienti Covid è stabile al 18% in Italia, ma 8 regioni superano la soglia del 20% (Abruzzo, Friuli, Lazio, Marche, Trento, Toscana, Piemonte, Valle d'Aosta). A livello giornaliero, il tasso cresce in Puglia (12%) e Sicilia (20%). Cala in Campania (12%), Liguria (19%), Lombardia (15%), Marche (24%), Bolzano (17%). Stabile in 14 regioni: Abruzzo (al 21%), Basilicata (3%), Calabria (19%), Emilia Romagna (17%), Fvg (23%), Lazio (22%), Molise (5%), Trento (23%), Piemonte (23%), Sardegna (14%), Toscana (22%), Umbria (14%), Val d'Aosta (24%), Veneto (18%).

"Un passaggio in zona rossa per noi sarebbe la tragedia". Lo ha detto a Sky tg 24 il presidente della Regione Valle d'Aosta, Erik Lavevaz. "Vorrebbe dire chiudere gli impianti di risalita - ha aggiunto - in un momento in cui c'è un po' di ripresa rispetto all'anno scorso". Siamo in zona "arancione perché abbiamo piccoli numeri, abbiamo chiesto un conteggio puntuale per chi è ricoverato con sintomi" e chi per altre ragioni ma è risultato positivo a un tampone. Per esempio "ora abbiamo sette persone in Terapia intensiva, di questi l'unica persona vaccinata è ricoverata per un politrauma, non ha nulla a che vedere con il Covid".

La crescita dei casi sta facendo emergere una nuova criticità, quella di pazienti Covid asintomatici che devono essere operati, ad esempio per tumore o frattura, ma che risultano positivi all'ingresso in ospedale. "E' una popolazione in crescita esponenziale - così all'ANSA Antonio Giarratano, presidente della Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva (Siaarti) -, per la quale servono protocolli e spazi dedicati che oggi non sono codificati, col risultato che ogni azienda si organizza come meglio crede: in alcuni casi vengono operati, in altri ci sono dilazioni pericolose, mentre si occupano posti in reparto destinati al Covid critico. Servono indicazioni per evitare il caos". 

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