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L’incognita varianti scuote l’Europa

Mentre va avanti la campagna di vaccinazione contro il Coronavirus, l’attenzione verso le varianti resta alta. Diversi paesi europei stanno adottando delle contromisure per contenere una maggiore diffusione del contagio spinta da varianti che hanno reso più trasmissibile il Coronavirus, come quella più diffusa sin qui e definita “inglese”. Secondo una prima indagine dell’Istituto superiore di sanità, in Italia la variante inglese è presente nel 17,8% dei casi ed è prevedibile che possa diventare quella prevalente nelle prossime settimane, forse entro fine marzo. Alcune regioni del centro Italia come Abruzzo e Molise stanno sperimentando l’effetto della variante, con un aumento improvviso dei contagi e delle ospedalizzazioni. Sono stati notificati anche alcuni casi di variante brasiliana e sudafricana, quelle che preoccupano di più per la loro probabile capacità di diminuire l’efficacia dei vaccini. Questo ha spinto alcuni presidenti di regione a chiedere misure più stringenti al Governo. In più, in Campania, una persona di ritorno dall’Africa è stata trovata positiva a una variante (con sigla B.1.525) mai vista prima in Italia e che presenta caratteristiche simili proprio alle varianti sudafricana e brasiliana, la mutazione E484K, che potrebbe portare a una riduzione dell’efficacia dei vaccini.

Il Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie nel suo ultimo report sulla sorveglianza delle varianti ha avvertito che “nonostante la maggior parte dei Paesi stia attualmente assistendo a un calo delle infezioni complessive, una maggiore diffusione delle nuove varianti SARS-CoV-2 identificate per la prima volta nel Regno Unito (B.1.1.7), Sud Africa (B.1.351) e il Brasile (P.1) ha sollevato preoccupazioni. Dal 21 gennaio, i paesi dell'UE hanno osservato un aumento sostanziale del numero e della proporzione di casi della variante B.1.1.7. Anche la variante B.1.351 è stata sempre più segnalata, spesso, ma non solo, in collegamento a viaggi ed è stata anche associata a focolai. La variante P.1 è stata finora riportata a livelli inferiori, forse perché legata principalmente a viaggi in Brasile, da dove sembra diffondersi”.

L’Ecdc, Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, ha riferito che solo quattro Paesi hanno dichiarato di sequenziare oltre il 10% dei campioni positivi al SARS-CoV-2 per rilevare le varianti, mentre gli altri non hanno soddisfatto la raccomandazione di un tasso di sequenziamento del 5-10%. A questo proposito la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato l’“HERA Incubator”, il piano dell'UE per contrastare le varianti. Sarà un partenariato pubblico-privato, in cui si condivideranno le conoscenze di ricercatori, aziende biotecnologiche, produttori, settore sanitario, autorità pubbliche e regolatori. La Commissione fornirà almeno 75 mln di euro di finanziamenti per lo sviluppo di test specifici e per sostenere il sequenziamento genomico, e 150 milioni di euro per intensificare la ricerca e lo scambio di dati sulle mutazioni.

Inoltre, la Commissione Europea aveva auspicato decisioni comuni tra gli Stati membri su eventuali chiusure dei confini, scoraggiate per garantire il funzionamento del Mercato unico. Ma alcuni Stati dell’area Schengen stanno andando per conto proprio. Belgio, Norvegia, Spagna, Austria, Ungheria, Finlandia, Danimarca e Germania hanno introdotto controlli ai confini per evitare la diffusione del Coronavirus e delle sue varianti con test a chiunque transiti in entrata. La Germania in particolare ha rafforzato i controlli al confine con la regione austriaca del Tirolo dopo che un numero considerevole di contagi (295) è stato collegato alla variante sudafricana. Anche i controlli alla frontiera con la Repubblica Ceca sono stati rafforzati con inevitabili rallentamenti al traffico.

L’Unione internazionale del trasporto su strada ha scritto una lettera alla cancelliera tedesca Angela Merkel per evidenziare i disagi dei trasportatori, invitando a rispettare l’impegno preso in sede europea di tenere i confini aperti. Anche la Commissione europea ha espresso perplessità sulla decisione: "Il virus non si lascerà fermare dalle frontiere chiuse - ha commentato al quotidiano tedesco Augsburger Allgemeine il commissario europeo alla Salute Stella Kyriakides - Solo i vaccini e le precauzioni sanitarie aiutano, secondo me è sbagliato tornare in un'Europa dai confini chiusi" ha aggiunto. “La Commissione ha commesso abbastanza errori - la risposta del ministro dell'Interno tedesco Horst Seehofer alla Bild - Dovrebbe sostenerci piuttosto che ostacolarci con i suoi consigli".

La Germania ha di recente esteso il lockdown fino al 7 marzo. L’obiettivo è di scendere fino a 35 nuovi casi ogni 100mila abitanti a settimana prima di consentire la riapertura di negozi, musei e altre attività. Nonostante il prolungamento delle misure di contenimento però i casi non accennano a diminuire e si attestano ancora a 60 casi ogni 100mila abitanti. Gli esperti attribuiscono l’aumento alla diffusione delle del Coronavirus molto più contagiose.

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