Sabato, 14 Dicembre 2019
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Diabete, in Italia 3,5 milioni di malati, nel 2030 saranno 5

Salute e Benessere
Carlo Bruno Giorda, direttore della struttura complessa di diabetologia dell'Asl Torino 5
© ANSA

Il diabete è un problema a livello mondiale, non solo di salute ma anche economico. Nel mondo i malati sono 450 milioni, di cui 3,5 milioni in Italia, pari al 5% della popolazione. Un dato destinato ad aumentare nel futuro, tanto che per il 2030 si stima che i malati, solo in Italia, saranno 5 milioni, pari al 9%. Lo hanno evidenziato gli esperti riuniti oggi a Milano per la presentazione di un nuovo farmaco per il diabete, organizzata da Novo Nordisk.

"Il diabete di tipo 2 - spiega Stefano Del Prato, professore di endocrinologia dell'università di Pisa - inizia in modo subdolo, senza sintomi, anche se la glicemia inizia a salire. Ciò porta ad un aumento del rischio di complicanze, che sono il problema principale di questa malattia". Il costo attuale di un diabetico per il Servizio sanitario nazionale è di 2-3000 euro a persone, principalmente per i ricoveri in ospedale. Tra le complicazioni più frequenti ci sono quelle renali, alla vista, e poi obesità, ictus e infarto. "Anche se in Italia i malati hanno in generale un buon controllo del diabete rispetto all'estero - aggiunge Carlo Bruno Giorda, direttore della struttura complessa di diabetologia dell'Asl Torino 5 - c'è una grossa fetta di pazienti non trattata correttamente".

E' importante riuscire a tenere sotto controllo l'emoglobina glicata, cioè la media glicemica degli ultimi 2-3 mesi. "Con un suo calo di un solo punto percentuale si possono ridurre drasticamente le complicanze del diabete: del 37% quelle microvascolari, responsabili ad esempio del danno renale, del 14% l'infarto, del 12% l'ictus e del 21% la morte correlata alla malattia", aggiunge Francesco Giorgino, professore di Endocrinologia dell'Università di Bari. Avere quindi un nuovo farmaco come il semaglutide, presentato oggi, che aiuta "a perdere peso (6,5 chili dopo 40 settimane) e ridurre il rischio cardiovascolare del 26% in chi ha già avuto problemi di questo tipo - conclude - come infarto o ictus è dunque un grosso aiuto".

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