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Brexit: industria auto Gb rischia dazi anche senza no deal

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L'industria automobilistica britannica rischia seri contraccolpi economici anche in caso di accordo finale di libero scambio post Brexit - senza dazi doganali - nei difficili negoziati in corso tra Londra e Bruxelles. E' quanto emerge da alcuni documenti ufficiali, visionati dalla Bbc, secondo cui le componenti straniere montate sulle auto prodotte nel Regno provenienti da Paesi terzi come Giappone e Turchia non potranno essere accettate dalla Ue come "britanniche", risultando così soggette a tariffe specifiche più alte.
    In una lettera indirizzata all'associazione di categoria, il capo-negoziatore di Londra, lord David Frost, ha rivelato che le richieste fatte a nome del governo di Boris Johnson di includere la componentistica extra-comunitarie all'interno di un eventuale accordo quadro sono state respinte dall'Unione Europea. Con l'inevitabile conseguenza - commenta la Bbc - che la produzione automobilistica venga caricata di dazi più elevati quando venduta sul mercato europeo, anche in presenza di un accordo di libero scambio in grado di evitare lo spettro del no deal.
    L'unico modo per evitare l'introduzione degli aggravi sarà di far sì che almeno la metà dei pezzi montati sulle vetture britanniche sia prodotto e realizzato nel Regno Unito o in una delle 27 nazioni dell'Unione: obiettivo lontano da raggiungere per non pochi modelli assemblati sull'isola per conto di colossi come Nissan o Toyota, e soprattutto per diversi veicoli elettrici. 
   

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