Venerdì, 27 Novembre 2020
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Dentro il Veleno della Terra dei Fuochi /CLIP esclusiva

(dell'inviata Alessandra Magliaro) - I luoghi reali per avere più verità - la zona tra Villa Literno e Baia Verde - una casa colonica abitata da contadini e un piccolo paese intorno, pochi chilometri dove sono tutti in trappola, buoni e cattivi, in quel territorio violato e che si continua a violare. Veleno, il film di Diego Olivares, presentato con applausi e emozione a Venezia 74, evento di chiusura alla Settimana della Critica, in sala dal 14 settembre con Altre Storie, è ispirato alla storia di Arcangelo Pagano, uno dei tanti contadini morti di cancro in quelle Terre dei fuochi contaminate e tossiche dove si continua a morire ancora oggi, più che un eroe un 'milite ignoto' come preferisce definirlo il regista. Qui la clip in esclusiva ANSA
    Roghi tossici - oltre 1000 l'anno secondo i dati della Prefettura di Napoli - tumori maligni in aumento - 14 mila nuovi casi proprio tra la popolazione dell'area a nord di Napoli - 14 mila casi), disastri ambientali di cui la Campania detiene il record di reati - dati Ecomafia 2017, oltre 10 al giorno, il 14,7% del territorio nazionale - un affare gestito da 86 clan di camorra. In questo scenario drammaticamente vero si racconta la storia di una coppia, Cosimo (Massimiliano Gallo) e Rosaria (Luisa Ranieri), contadini in quelle campagne avvelenate tra Napoli e Caserta. La discarica in cui il clan locale che nel giovane avvocato Rino (Salvatore Esposito) ha il suo volto presentabile persino alle elezioni è proprio vicino al casale di Cosimo e Rosario e serve per ingrandirsi pure quel terreno atavico. I due rifiutano ogni compromesso, nonostante le minacce, mentre il fratello di Cosimo e sua moglie (Gennaro Di Colandrea e Miriam Candurro) cedono sognando una vita tranquilla in un appartamento di città. A complicare una vita già sotto l'incubo della camorra ci si mette la malattia: un cancro aggressivo causato dal veleno che contamina bestiame, raccolti, acqua. Quel calvario di Cosimo e la determinazione di Rosaria ad andare avanti sono l'esempio delle contraddizioni di una terra abbandonata a se stessa, senza Stato come apertamente si denuncia.
    

Un film forte, con un cast potente per una storia che volutamente i produttori Gaetano Di Vaio della Bronx Film e Gesco Gruppo di Imprese Sociali mettono in scena senza alcuna censura, senza paura di mostrare la realtà degli affari delle ecomafie. "In questo territorio c'è tanta gente che si oppone, che ha voglia di ribellarsi e ripartire come fa Rosaria-Luisa Ranieri", dice all'ANSA Salvatore Esposito, il giovane talento conosciuto in tutto il mondo per la serie Gomorra, contattato per nuovi progetti in America e in Francia.
    "Lo Stato non c'è, da quando sono emersi gli scandali della Terra dei fuochi ormai 10 anni fa - aggiunge Olivares - niente è cambiato, controlli non ce ne sono. Noi stessi abbiamo girato in una vera discarica proprio a due passi dalla stazione Alta Velocità di Afragola". Le tesi negazioniste sui terreni avvelenati, le 'inaspettate resistenze' sono una sorta di background produttivo, "ma noi non abbiamo fatto un film inchiesta nè abbiamo pretese di verità anche se questa storia è verissima. Noi abbiamo raccontato una storia d'amore che è dei due protagonisti ma anche per un territorio, l'amore per la terra che in tanti da quelle parti, impegnati in associazioni, continuano ad avere e che rappresenta l'unico antidoto al veleno, l'unico messaggio di speranza".
    L'idea era di raccontare questa storia "dal basso, facendo emergere l'aspetto umano più che quello criminale", dice Massimiliano Gallo, uno degli attori italiani più bravi in circolazione (qui a Venezia con altri due film, Gatta Cenerentola e Nato a Casal Di Principe). Luisa Ranieri, la donna coraggio di Veleno (da gennaio al cinema con Ferzan Ozpetek in Napoli Velata), racconta l'emozione e la fatica di "lavorare in una casa vera di contadini in un contesto quotidiano di set privo di scenografie, molto reale, disagi inclusi. E' stato un viaggio incredibile in un altro mondo, una bella storia di resistenza". (ANSA).
   

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