Venerdì, 27 Novembre 2020
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Il Covid taglia i consumi e spinge le famiglie al risparmio

(di Andrea D'Ortenzio) - La crisi Covid aumenta il divario fra le famiglie italiane che possono risparmiare e stanno mettendo sempre più denaro da parte e chi invece ha subito dei danni e teme ora di non riuscire a sopportare un nuovo lockdown. La tradizionale ricerca Acri-Ipsos, in occasione della Giornata del Risparmio il 31 ottobre, mette in evidenza le contraddizioni di una situazione inedita per il nostro paese dove i consumi si indeboliscono sia per le chiusure forzate sia per i timori e non si investe ma si parcheggia la liquidità sui depositi, per utilizzarla in caso di bisogno.
    "C''è una grande polarizzazione fra gli italiani" e "questo aumento del risparmio non accresce gli investimenti e non è un motore di sviluppo", sintetizza il presidente dell'Acri Francesco Profumo che presenta la ricerca al governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, al ministro dell'economia Roberto Gualtieri e al presidente Abi Antonio Patuelli. 
    E così cresce "la percentuale di italiani che si identifica con chi risparmia senza troppe rinunce (58%) e che guarda con soddisfazione agli ultimi 12 mesi, periodo durante il quale è accresciuto il proprio accantonamento di riserve. Ma l'altra faccia della medaglia è che nel 2020 il 27% del campione contro il 23% dell'anno precedente ha dichiarato di essere stato colpito (il 13% in maniera grave come la perdita del posto del lavoro o la mancanza di stipendio).
    E un 30% dell'inchiesta afferma che la "situazione economica personale/familiare non consente di affrontare un nuovo lockdown". Un dato peraltro rilevato prima del nuovo dpcm e che potrebbe salire nei prossimi giorni, come ammette il presidente di Ipsos Nando Pagnoncelli, il quale però invita a non guardare la situazione tenendo conto di "una minoranza, seppure rilevante" delle categorie "non protette" che è stata colpita dalla crisi e ora scende in piazza. A parte i sondaggi più o meno aggiornati di Ipsos, si vedrà nei prossimi mesi, dai dati ufficiali Istat e della Banca d'Italia, quanta ricchezza è stata effettivamente danneggiata dalla crisi Covid e quale è stata la perdita non solo per autonomi, commercianti o pmi direttamente colpiti ma anche per chi percepisce uno stipendio fisso da aziende comunque in crisi. "Una quota significativa di italiani, seppur minoritaria, sta velocemente riducendo la propria capacità di resistere alle difficoltà, mentre altri la stanno migliorando" rileva la ricerca.
    Una nota positiva dalla ricerca arriva, come rileva Profumo: il cambio di passo della Ue con il varo del Recovery Fund ha spazzato via i venti populisti. La fiducia verso la Ue e l'Euro degli italiani è schizzata verso l'alto. I soddisfatti per la moneta unica sono cresciuti di 11 punti in 5 anni (da 2014 in cui erano il 26% al 2019 in cui raggiungevano il 37%), e sono aumentati di ben 9 punti in un anno, raggiungendo nel 2020 il 46%. Di conseguenza, più di due terzi degli italiani (68%) sposa appieno l'idea che l'uscita dell'Italia dall'Unione Europea sarebbe un errore imperdonabile e il 57% ritiene che, in una prospettiva lunga 20 anni, è meglio essere nell'Euro piuttosto che avere una propria divisa nazionale, preferita solo dal 27%.

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