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Stop a motori termici, lo stallo all'ultimo miglio

Lo stallo all’ultimo miglio. Dopo l’intesa dell’ottobre 2022 tra Parlamento europeo e Stati membri sul divieto di vendita per i nuovi veicoli con motore a combustione a partire dal 2035, il voto in Consiglio dell’Ue doveva essere una mera formalità. La brusca frenata di Berlino, invece, ha riaperto il vaso di Pandora delle riserve che circondano il dossier, spingendo la presidenza svedese del Consiglio Ue a rinviare il voto.

Alla Germania, si sono aggiunti paesi come l’Italia e la Repubblica Ceca, mentre la Polonia aveva già votato contro il regolamento e la Bulgaria aveva optato per l’astensione: insieme questi paesi potrebbero formare una minoranza di blocco all'interno del Consiglio. Per approvare le nuove norme, dovrebbero votare a favore 15 dei 27 Stati membri dell'Ue, che costituiscono almeno il 65% della popolazione totale dell'Ue. La Germania è il paese più popoloso dell'Ue, mentre l'Italia è al terzo posto e la Polonia al quinto.

I piani per ridurre del 100% le emissioni di CO2 dei nuovi furgoni e automobili dal 2035 fanno parte di un pacchetto più ampio sulla lotta al cambiamento climatico, il cosiddetto Fit for 55, che a sua volta rientra nel Green Deal europeo. L’obiettivo è ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

 

La Germania punta all'esenzione per l'e-fuel

Il ministro dei Trasporti tedesco Volker Wissing si è detto contrario al divieto di vendita, sostenendo che la Commissione europea non abbia ancora dato seguito a un progetto di legge complementare sulle eventuali immatricolazioni di auto e veicoli commerciali alimentati con carburanti climaticamente neutri dopo il 2035. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha affermato che il governo federale era d'accordo sul fatto che si aspettava che la Commissione europea presentasse una proposta sull’utilizzo degli e-fuel dopo il 2035.

Per il ministro delle finanze tedesco Christian Lindner, i veicoli a combustione di nuova immatricolazione dovrebbero essere un'eccezione al divieto dopo il 2035. "Abbiamo bisogno di questo collegamento chiaro e giuridicamente certo tra la decisione sui limiti della flotta e la possibilità di nuove immatricolazioni", ha spiegato Lindner. Poiché la tecnologia dei motori a combustione continuerà a rimanere importante in tutto il mondo, un esportatore di automobili come la Germania dovrebbe conservare le competenze necessarie in questo settore, ha aggiunto. Lindner ha detto che per il suo partito, il FDP liberale, l'apertura tecnologica era una priorità assoluta.

 

Italia e Polonia contrarie al divieto di vendita

La premier italiana Giorgia Meloni ha salutato il rinvio del voto sullo stop alle auto a benzina e diesel dal 2035 come "un successo italiano". La posizione del governo italiano, ha detto, "è chiara: una transizione equa e sostenibile deve essere pianificata e realizzata con attenzione per evitare ripercussioni negative in termini di produzione e occupazione". “È giusto - ha aggiunto - puntare a zero emissioni di CO2 il prima possibile, ma gli Stati devono essere lasciati liberi di intraprendere la strada che ritengono più efficace e sostenibile. Ciò significa non chiudere la porta a tecnologie pulite diverse dai [veicoli] elettrici”.

In una dichiarazione inviata ai rappresentanti dei 27 Stati membri dell'Ue, l'Italia ha sottolineato che “fissando un obiettivo di riduzione delle emissioni del 100% entro il 2035 e non prevedendo alcun incentivo per l'uso di combustibili rinnovabili, il regolamento non è in linea con il principio di neutralità tecnologica”. Inoltre, il documento afferma che "le auto con motore a combustione sono di proprietà di cittadini a basso reddito e rimarranno in circolazione oltre il 2035. Il successo delle auto elettriche dipenderà molto da quanto diventeranno convenienti per questi cittadini".

Anche la Polonia è tra gli Stati membri che hanno sollevato delle riserve. "Siamo stati contrari fin dall'inizio e restiamo contrari al divieto di vendita di auto a combustione dopo il 2035", ha affermato la ministra polacca del clima e dell'ambiente, Anna Moskwa, secondo quanto riporta l’Agenzia di stampa polacca (PAP). “Ci sono sempre più voci scettiche nelle discussioni dietro le quinte - ha aggiunto -. Gli Stati si svegliano e si rendono conto che il 2035 non è poi così lontano. Soprattutto quei paesi più piccoli, che, come si può immaginare, saranno inondati di tecnologie straniere. Le loro società stanno iniziando a comprendere questa realtà”.

 

Francia, Croazia e Slovenia confermano il sì allo stop

Il ministro dei trasporti francese Clément Beaune ha esortato la Germania a sostenere il regolamento, rammaricandosi per la "forma di ribellione" di Berlino. "Se non manteniamo questa ambizione - ha detto - saremo spazzati via dal punto di vista industriale ed ecologico”. "Non è dando contro-segnali che riusciremo a creare l'auto elettrica accessibile a tutti - ha aggiunto -. Il segnale era chiaro: [il regolamento] era stato sostenuto, anche dalla Germania”. Lo stop ad auto inquinanti, ha ricordato, era stato adottato "sotto la presidenza francese dell'Ue come una grande ambizione".

Zagabria considera il regolamento una parte importante del Green Deal europeo e uno dei passaggi intermedi chiave per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Sebbene la Croazia non vanti una forte industria automobilistica come la Repubblica Ceca, la Slovacchia o l'Ungheria, la società Rimac Automobili ha fatto un exploit negli ultimi anni, diventando famosa in tutto il mondo per lo sviluppo di un'auto sportiva elettrica. Rimac è riuscita ad attrarre investimenti da Hyundai e Porsche ed ha una joint venture con Bugatti.

Sulla stessa lunghezza d’onda la Slovenia. Secondo il ministero sloveno dell'ambiente, il divieto contribuirà al raggiungimento degli obiettivi climatici, energetici e ambientali nel settore dei trasporti. La Commissione europea, sottolinea Lubiana, monitorerà lo sviluppo e l'implementazione di tecnologie e infrastrutture per la mobilità a emissioni zero nel contesto di revisioni periodiche. Se necessario, quindi, palazzo Berlaymont potrebbe decidere, nel quadro di tali revisioni, di continuare a vendere veicoli a combustione interna alimentati a carburante sintetico e a zero emissioni di carbonio. Esistono diversi percorsi per la decarbonizzazione delle autovetture, ha spiegato il ministero aggiungendo di non essere “contrario a lasciare la porta aperta a questa soluzione”.

 

La Bosnia-Erzegovina guarda al futuro

Nonostante non esista una politica statale unificata per la graduale transizione alle auto elettriche e ibride e la graduale eliminazione dei veicoli a benzina e diesel, il governo della Federazione della Bosnia-Erzegovina ha approvato degli incentivi per l'acquisto di auto elettriche. I veicoli di questo tipo in circolazione in Bosnia-Erzegovina sono in aumento, ma sono ancora molto meno rispetto ai paesi dell'Ue e dei Balcani. C'è tuttavia, un'attenzione crescente delle case automobilistiche per le auto ibride ed elettriche, tanto più che Sarajevo è una delle città più inquinate del mondo. Lo dimostra anche un team di giovani ingegneri, riuniti nella società GS-TMT, che hanno realizzato EVO, il primo veicolo elettrico per le consegne in Bosnia-Erzegovina.

 

Questo articolo è stato realizzato con i contributi di AFP, ANSA, dpa, FENA, HINA, STA nell'ambito del progetto della European Newsroom.

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