Domenica, 25 Ottobre 2020
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Prada, sfila la voglia di modestia: "Il potere ha stufato"

MILANO. Modestia e semplicità per una nuova contestazione: «Il potere ha stufato» dice chiaro e tondo Miuccia Prada, che nella collezione uomo per il prossimo inverno immagina una ribellione «contro tutto», con verità e umanità come parole d'ordine.

«Dopo una serie di sfilate grandiose e complesse, esagerate, ho sentito la necessità - racconta la stilista - di fare l'opposto, di essere semplice, umana, modesta».

«Quella di non dover fare sempre di più, di ritrovare la modestia e semplicità dell'esistenza, è un'esigenza condivisa» che nasce da «una violenza estraniante, io sento molto - confida - la violenza politica e il bisogno di umanità».

Questo sentimento si riflette anche nella moda: «al posto di fare di più - considera - è meglio cercare qualcosa che abbia davvero senso, non cose inutili».

In moda tutto questo si traduce in una ricerca dell'autentico, di capi che abbiano un valore, anche sentimentale. Non a caso la sfilata è ambientata in un interno domestico, tra letti e pareti coperte di piastrelle pastello, e si apre con un'uscita che nella sua semplicità parla da sola: un pantalone di velluto beige, un golf grigio, una camicia azzurra.

Mentre la musica da camera cede il passo a suoni industrial la contestazione della modestia - di pelle e velluto vestita - si intreccia alle memorie delle ribellioni di ieri, come i baschetti in pelle che ricordano quelli delle Pantere Nere.

Da un lato c'è una «semplicità cattiva», quella delle giacche, dei cappotti e dei pantaloni in pelle, dall'altro c'è la modestia di un tessuto che non si usa più e che era nell'armadio di tutti, come il velluto millecoste dei giubbini e dei calzoni che si allargano sul fondo coprendo i polacchini di pelo.

Ma c'è anche un aspetto un po' poetico, l'idea di «un pittore della domenica, di un'arte modesta, naif, che chiunque può fare», condensata nei pull con paesaggi pittoreschi dalle pennellate sfumate e nei «fiori più stupidi possibili» che decorano i maglioncini per lei.

C'è anche un bisogno di calore vestito di pantaloni e cappotti di tweed e maglioni di angora, abbinato a qualcosa di primitivo come i ciondoli portafortuna con legnetti e conchiglie e a qualcosa di rustico sotto forma di sciarpa di lana, fatta a mano come quella della nonna, buttata sul pullover a rombi o sul giubbino di velluto a coste.

Contestatrice anche la donna, anch'essa di velluto rivestita, ma come sempre più sfaccettata e contraddittoria, con un cotè in angora ricamata, pelliccia con borchiette, calzini a fiorellini.

«Di me si è detto che lavoro sul cattivo gusto, ma è piuttosto - riflette Miuccia Prada a lavoro finito - l'accettazione delle debolezze, anche come insegnamento ai ragazzi: non bisogna essere per forza ricchi e famosi, qualsiasi cosa ha valore».

© Riproduzione riservata

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