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Dalla musica al cinema, una vita di risate: i 70 anni di Steve Martin - Foto

Steve Martin compie oggi 70 anni. A metà degli anni Settanta, protagonista in numerosi show della tv americana (incluso il «Saturday Night Live»), viene candidato agli Emmy per «Van Dyke and Company»; nel 1977 registra «Let's get small», il suo primo disco di canzoni comiche, che conquista un notevole successo al punto da indurre Steve a incidere, l'anno successivo, «A wild and crazy guy», che si aggiudica un Grammy in qualità di miglior album comico.

A questo punto Steve Martin decide di cimentarsi anche con il cinema, entusiasta per l'ondata di popolarità ottenuta dai suoi tour. Esordisce con «The absent-minded waiter», un cortometraggio di sette minuti da lui scritto e interpretato. Il primo lungometraggio a cui prende parte è, invece, «Sgt. Pepper's lonely hearts club band», in cui è chiamato a cantare un brano dei Beatles. Scrive e interpreta «Lo straccione», diretto da
Carl Reiner, che lo consacra in maniera definitiva a star del grande schermo. Nel 1981 realizza «Spiccioli dal cielo», lungometraggio non comico che non ottiene il successo sperato di fronte a un investimento economico notevole.

Si affida nuovamente alla regia di Carl Reiner: tra il 1982 e il 1984 gira «Il mistero del cadavere scomparso», «Ho perso la testa per un fantasma» e «Ho sposato un fantasma». Nel 1986 è protagonista di «I tre amigos!», western comico diretto da John Landis, che vede nel cast anche Chevy Chase e Martin Short. Nello stesso periodo partecipa all'adattamento per il cinema di «La piccola bottega degli orrori», musical in cui veste i panni di un sadico dentista; al suo fianco, c'è Rick Moranis.

Nel 1987 è tra gli autori di «Roxanne» (versione moderna del «Cyrano» che gli consente di togliersi di dosso l'etichetta di attore capace solo di far ridere) e viene diretto da John Hughes in «Un biglietto in due», dove è affiancato da John Candy; l'anno successivo compare in «Due figli di?», in cui è co-protagonista insieme con Michael Caine. A cavallo tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta Martin ritrova Rick Moranis in «Parenti, amici e tanti guai», diretto da Ron Howard, e in «Il testimone più pazzo del mondo», per poi scrivere e interpretare due film su Los Angeles: «Pazzi a Beverly Hills» e il drammatico «Grand Canyon - Il cuore della città».

Nel 1992 lavora con Frank Oz in «Moglie a sorpresa» e con Richard Pearce in «Vendesi miracolo», prima di dedicarsi al film per la tv «Guerra al virus», diretto da Roger Spottiswoode. Negli anni Novanta è al cinema anche con «Il padre della sposa» e «Il padre della sposa 2», al fianco di Martin Short e Diane Keaton, oltre che con «Il prigioniero», thriller di David Mamet. Dopo avere recitato in «Sperduti a Manhattan», rifacimento di una commedia di Neil Simon nel quale interpreta il ruolo che appartenne a Jack Lemmon, Steve Martin recita in «Un ciclone in
casa», di Adam Shankman, e in «Looney Tunes: back in action», di Joe Dante.

Nel 2005 produce e interpreta «Shopgirl», film tratto da un racconto scritto da lui stesso, mentre l'anno successivo impersona l'ispettore Clouseau ne «La Pantera Rosa» (nella parte che fu di Peter Sellers), cui segue nel 2009 il sequel «La Pantera Rosa 2»: nello stesso anno viene diretto anche da Nancy Meyers in «È complicato».

Nel 2010 l'attore presenta la cerimonia di consegna dei Premi Oscar insieme con Alec Baldwin, mentre l'anno successivo appare in «Un anno da leoni», per la regia di David Frankel. Nel 2015, presta la propria voce a «Home - A casa», di Tim Johnson.

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