Mercoledì, 25 Novembre 2020
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Paolo Bonolis si racconta: niente smartphone ai miei figli - Foto

ROMA. «L'altro giorno sono andato a prendere mio figlio di 11 anni a scuola. E lo ho abbracciato: era l'unico che parlava con un compagno. Gli altri stavano tutti digitando sullo smartphone». È un Paolo Bonolis versione «padre» a parlare oggi al convegno «Bambini e media: usi e abusi», organizzato alla Camera dei deputati dalla DPF-Associazione Italiana di Diritto e Psicologia della Famiglia per fare il punto su rischi e norme nello scenario italiano ed europeo.

«Oggi i nostri figli vivono in case infarcite di TV - spiega il presidente della DPF - questo ha reso lo strumento 'rassicurante', facilitando l'assorbimento di ogni messaggio da parte dei più piccoli. Lo stesso sta accadendo con internet. Opportunità grandissime, ma sulle quali tutti insieme, governi e stakeholder, devono lavorare per misure condivise» a tutela degli utenti più piccoli. Numeri alla mano, lo scenario oggi è quello di camerette dove i nativi digitali scandiscono le giornate passando da uno schermo all'altro: TV, Playstation, web, cellulare. Secondo la ricerca «La dieta mediatica dei nostri figli» (Cantelmi 2013), riporta Tonino Cantelmi, professore di Psichiatria della Gregoriana di Roma, 6 ragazzi su 10 guardano programmi non adatti alla loro età e usano la TV da soli, senza limiti di orario. Il 93% si connette ad internet abitualmente, ma i più assidui sono i bambini tra gli 11 e i 13 anni che vi impiegano 3-5 ore ogni giorno (50,5%) o anche più (40%).

Il 41% non dice ai genitori cosa fa in rete e cancella subito la cronologia, mentre solo 1 su 10 usa il web per studiare e fare ricerche. Il 27% del campione ha visitato almeno una volta pagine con contenuti non idonei e il 22% usato giochi sconsigliati alla propria età. Il 24% poi si connette soprattutto per chattare e 1 su 5 ha incontrato le persone conosciute su web. Sei su 10 sono iscritti a un social, ben il 96% è su Facebook. Quanto allo smartphone, nella fascia 11-13 anni, lo possiedono 9 ragazzi su 10 (dai 13 ai 20 si tocca il 100%) e quasi il 60% degli intervistati ha fatto «sexting», scambiando foto e video hot. «Anche in ambito sovranazionale - concorda Caterina Chinnici, presidente Intergruppo Europarlamentare per i diritti dei minori - non c'è una legislazione adeguata. Occorre cambiare cultura e approccio per accompagnare i ragazzi verso un corretto utilizzo delle nuove tecnologie».

«Quanti di loro sanno quanto possono essere pericolosi i Social e le App? - domanda Augusta Iannini, vicepresidente del Garante per la privacy - Bisogna innanzitutto informare ed educare». Ma i minori sono al centro del dibattito anche per la loro rappresentazione, ad esempio, nei casi di cronaca. «La TV in sè non fa male - commenta il sostituto procuratore Simonetta Matone - C'e» modo e modo per dare al pubblico quello che vuole e sono convinta che la buona TV possa indirettamente anche educare al rispetto delle regole«.

Ma come se la cava papà Bonolis, che di figli ne ha ben 5, tra i 7 e i 30 anni?

«Internet è un po' come Dio: l'unico che può vincere spazio e tempo - commenta - Però quando ci si nasconde dietro un profilo, si perde il contatto con la realtà, con gli odori, gli sguardi degli altri, ed è difficile per una personalità evolversi. Oggi nessuno ha più memoria e c'è anche un problema di linguaggio, con le parole sostituite dagli emoticons. La conoscenza è indotta e non dedotta. E fuori dal virtuale vivere la vita diventa difficile. Per me - conclude - il valore di una cosa è determinato dalla fatica spesa per ottenerla. E allora con mia moglie abbiamo imposto una regola: niente cellulare, niente vagare nella rete, fino a 15 anni per i nostri ragazzi. Ci sarà un tempo in cui voleranno velocissimi, ma prima mi piacerebbe imparassero a camminare. Vorrei dar loro i muscoli per percorrere la strada. E magari essere poi più forti per quel mondo virtuale in cui io non ci sarò».

© Riproduzione riservata

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