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Anarchia estetica e voglia di tenerezza: sfila Gucci - Foto

MILANO. È un'anarchia estetica intrisa di tenerezza e nutrita di immagini che spaziano tra uccelli tropicali, antiche mappe e tappezzerie settecentesche quella che Alessandro Michele racchiude nella nuova collezione Gucci, che sfila in un ex scalo ferroviario decorato da paraventi optical e rivestito di soffici tappeti floreali, sotto gli occhi di Charlotte Casiraghi e Dakota Johnson.

Quella di Alessandro Michele è una visione della contemporaneità ben precisa, che ammette la mancanza di punti di riferimento e la trascende nell'ossessione, delineando un 'grand tour' estetico di riferimenti, racconti, decorazioni lontani tra loro, eppure perfettamente riassunti in un'idea precisa: quella di una donna vestita in modo diverso. Un'eleganza anarchica in cui il sopra non sta con il sotto, che mischia innocenza e malizia, vasi attici e tappezzerie settecentesche, pappagalli giamaicani e couture parigina.

«Mi piace che le cose si contamino, l'idea strampalata - racconta lo stilista - che tutto vada bene».

Un'anarchia estetica che si nutre del concetto filosofico di deriva situazionista, la pratica ludica di attraversamento ed esplorazione dello spazio urbano che contempla il perdersi come occasione di apprendimento. È quello che fa Alessandro Michele, che nutre il suo immaginario di frames presi dalla strada, ma anche di riferimenti colti, come quello alla 'Carte de Tendrè pubblicata nel 1654 da Madeleine de Scudery, che disegnò una mappa della tenerezza per raccontare l'urgenza d'amore delle donne dell'epoca. L'esplorazione anarchica del mondo si traduce così in una mappatura tenera del femminile, perchè «la tenerezza, parola non molto in voga, ma che mai come adesso ha un gran valore - sottolinea lo stilista - appartiene alle donne». Ecco quindi che, capo dopo capo, in sfilata si delinea l'immagine di una donna che si veste come una bambina, o di una bambina che gioca a imitare la mamma, con i vestitini di tulle trompe l'oeil e le unghie lunghissime e laccate, come le portava la madre dello stilista quando lui era bambino. Viene da quel periodo anche la fascinazione di Michele per l'estetica borghese, racchiusa nella nuova borsa dall'aria vintage, ma realizzata oggi, che ricorda «quelle cose chic che vedevo per strada da piccolo».

Eppure la sua è una moda antiborghese. «Ma se non ci fosse stata la Tatcher - scherza  il quarantaduenne che ha cambiato volto al marchio Gucci - non ci sarebbero stati i punk».

Ecco quindi la sua donna che ama vestirsi in modo sbagliato, che indossa lo chemisier di pizzo verde con il sabot con il morsetto, la blusa a fiori con la gonna di seta dal disegno orientale, l'abito con grandi fiocchi in paillettes e un serpente che si arrampica sulla schiena insieme alla pantofola con le perle incastonate nel tacco, la gonna di pitone e il top con un pappagallo ricamato, il lungo abito crochet con il poncho abbinato, il tubino con lo jabot in paillettes, la maxi gonna a pieghe con la mappa stampata e la blusa con grandi fiocchi. Un gioco di contrasti che prosegue per tutta la collezione, disseminata di citazioni-indizi, dalla cravatta rosa con la coccinella appuntata al reggiseno di paillettes, dall'abitino da educanda con colletto bianco agli occhiali da secchiona, dalla longuette con tigri stampate a quella con motivi ripresi dai vasi attici, dal trench con uccelli tropicali al tailleur in pelle con dischetti dorati fino ai sandali con le borchie sul
tacco.

Una moda volutamente 'sbagliata', attraverso cui Alessandro Michele non solo racconta il presente ma rappresenta la rivolta femminile contro le convenzioni.

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