Venerdì, 30 Settembre 2022
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Pioggia di missili vicino a Kiev, nel Donbass la popolazione è senza luce, acqua e cibo

Alla controffensiva ucraina in corso da giorni per riconquistare aree chiave come Kherson, Mosca risponde con una pioggia di fuoco che si avvicina di nuovo, pericolosamente, a Kiev. Le sirene dell’allarme aereo sono risuonate nella capitale alle prime ore del mattino mentre i missili russi hanno colpito a nord della città, nel distretto di Vyshgorod, ferendo almeno quindici persone.

Ma gli attacchi non hanno risparmiato il centro, il sud, l’est del Paese. Almeno cinque morti e 25 feriti sono il bilancio di un attacco a Kropyvnytskyi, nell’Ucraina centrale, ha annunciato il governatore della regione di Kirovgrad, Andrii Raikovitch. Tre missili hanno centrato una scuola a Mykolaiv, che è stata distrutta quasi completamente. Danni anche a un deposito di prodotti agricoli, a una fattoria, a uno yacht club. Il sindaco della città, Oleksandr Syenkevych, ha postato immagini di quello che sembra un cratere nell’area intorno all’università.

Vittime anche nel Donetsk: almeno due i morti, un uomo e una donna, rimasti sotto le macerie di un edificio colpito da un attacco missilistico nella città di Toretsk. Sono poi salite a tre le persone rimaste uccise dopo che un missile russo ha colpito un hotel a Bakhmut, sempre nel Donetsk. I feriti sono cinque, ma il bilancio è provvisorio e i soccorritori continuano a scavare tra le rovine dell’edificio.

Bombardata anche una centrale termica nell’oblast di Kharkiv: un poliziotto di 26 anni è morto. Alla conta delle vittime e dei danni si è aggiunto l’allarme lanciato dalla vice premier Iryna Vereshchuk secondo la quale la popolazione del Donbass rischia di essere tagliata fuori da «elettricità, acqua, cibo e forniture mediche, riscaldamento e comunicazioni».

«Siate saggi e preparatevi a evacuare!», è l'appello di Vereshchuk che suona quasi come una resa, mentre il sindaco di Kharkiv, pur denunciando che «nessuna zona della città è al sicuro», ricorda a tutti che «i cittadini stanno difendendo la loro città, armi in pugno». A tenere alta la bandiera della resistenza è ancora una volta il presidente Volodymyr Zelensky promettendo, nella giornata della sovranità ucraina, che gli ucraini «combatteranno fino alla fine, fino all’ultimo respiro, fino all’ultimo proiettile, fino all’ultimo soldato». Perché, ha spiegato, «ogni giorno combattiamo affinché tutti sul pianeta capiscano che non siamo una colonia o un’enclave o un protettorato».

Ma anche in luglio, l’intero Paese è stato sottoposto ad attacchi durissimi. Oleksiy Hromov, vice capo del dipartimento delle operazioni principali dello stato maggiore, ha fornito la conta delle bombe piovute dal cielo su infrastrutture civili e militari, su cittadini e soldati. Dall’inizio del mese 49 attacchi missilistici e 44 raid aerei. Solo in mattinata - ha denunciato Kiev - oltre 20 missili sono stati lanciati dal territorio bielorusso, verso la zona di Goncharivska, nella regione di Chernihiv. Senza contare, ovviamente, le operazioni di terra con l’artiglieria e la conquista, nelle ultime 24 ore, della seconda centrale elettrica più grande dell’Ucraina, quella di Vuhlehirsk.

Si attende intanto che partano dai porti del Paese le prime navi cariche di grano. Il ministro della Difesa turco Hulusi Hakar, tra i firmatari dell’accordo di Istanbul, ha ribadito che potrebbe avvenire «nelle prossime ore e nei prossimi giorni». Martin Griffits, coordinatore Onu degli aiuti di emergenza, spera in una prima partenza già domani. Il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu ha ricordato la disponibilità ad ospitare negoziati tra Kiev e Mosca. Guarda avanti la presidente del parlamento europeo Roberta Metsola che ha rinnovato l’impegno «a fare di tutto» per sostenere militarmente l’Ucraina e, in collegamento con il parlamento di Kiev, ha parlato della guerra come di «un’opportunità per trasformare l’Ucraina. Per ricostruire meglio un’Ucraina moderna, sostenibile, resiliente». Ci crede il presidente: «Diventeremo non una nuova leggenda di resistenza eroica, ma uno Stato di vincitori» che «insegnerà agli altri nel mondo come difendersi e come vincere». Parola di Voldymyr Zelensky.

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