Mercoledì, 05 Ottobre 2022
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Missili su Vinnytsia, nuova strage di civili in Ucraina: fra le vittime anche tre bambini

Fiamme e dense colonne di fumo nero che si alzano nel cielo, corpi senza vita nelle strade ricoperte di detriti anneriti, decine di auto distrutte dal fuoco: dopo Kharkiv, Kremenhuk, Chasiv Yar, è toccato a Vinnytsia, città nell’Ucraina centrale distante centinaia di chilometri dal fronte, vivere l’incubo della morte portata dal cielo dai missili russi. Almeno 23 le vittime accertate finora, di cui tre bambini, e una cinquantina di feriti ricoverati in ospedale. Ma il bilancio potrebbe aggravarsi in modo drammatico perché 46 persone sono ancora disperse.

«Un chiaro atto terroristico», secondo il presidente Volodymyr Zelensky. Mentre il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres si è detto «sconvolto». Erano le 10.50 (le 9.50 ora italiana) quando diversi missili si sono abbattuti sul centro della città, totalmente inaspettati. Secondo l’Aeronautica militare ucraina si è trattato di Kalibr lanciati da un sottomarino nel Mar Nero. In pochi secondi le tranquille strade di questa città di 370.000 abitanti si sono trasformate in un inferno. Le immagini diffuse sui social media mostrano i danni provocati ad un edificio di un piano che ospita un centro medico e uno vicino di nove piani. In altre si vedono i soccorritori che trasportano via su una barella un corpo senza vita.

In una fotografia postata su Twitter dal ministro degli Esteri Dmytro Kuleba appare il corpo steso a terra di una bambina di forse due anni e, accanto, il piede di un adulto - forse la madre - reciso dalla gamba. La cantante pop ucraina Roxolana, che in serata avrebbe dovuto tenere un concerto proprio a Vinnytsia, ha detto di aver cancellato l’evento dopo che uno dei membri del suo seguito è rimasto ucciso mentre altri sono stati feriti. In assenza per ora di commenti da Mosca, impossibile capire perché sia stata presa di mira proprio questa città della regione centrale dell’Ucraina. E, se i civili fossero stati colpiti per errore, quale altro obiettivo i russi volessero centrare. Per Mikhailo Podolyak, consigliere di Zelensky e capo dei negoziatori ucraini, non ci sono invece dubbi. «Gli attacchi della Russia su pacifiche città ucraine non sono errori, ma una strategia militare pianificata» per costringere Kiev ad una «pace ad ogni costo».

L’attacco è avvenuto mentre i ministri degli Esteri e della Giustizia Ue erano riuniti all’Aja per una conferenza sui crimini di guerra russi ospitata dal Tribunale penale internazionale. I partecipanti hanno osservato un minuto di silenzio prima dell’intervento in videoconferenza di Zelensky, che ha chiesto di istituire un «tribunale speciale» sull'invasione russa. Tra i crimini elencati dal presidente ucraino vi è il sequestro di «circa 200.000 bambini» che secondo quanto afferma sarebbero stati «portati fuori» dal Paese.

Da parte sua Mosca ha accusato l’esercito ucraino di avere ucciso due civili e di averne feriti altri 15 in un bombardamento sulla città di Izium, nella provincia nord-orientale di Kharkiv. Mentre ad ovest della Crimea, nella regione meridionale di Kherson, la città di Novaya Kakhovka sarebbe stata per metà distrutta dai bombardamenti delle forze di Kiev da quando gli ucraini hanno perso il controllo dell’area. Mosca lancia intanto un avvertimento a Israele, dopo che, secondo notizie diffuse dai media, nel corso della sua visita nello Stato ebraico il presidente Joe Biden avrebbe chiesto al primo ministro Yair Lapid di inviare aiuti militari a Kiev.

«Spero che la leadership israeliana sia abbastanza saggia da comportarsi in modo corretto e costruttivo in merito alle sue relazioni con la Russia», ha ammonito il vice ministro degli Esteri e rappresentante speciale del presidente Vladimir Putin per il Medio Oriente, Mikhail Bogdanov, accennando ai buoni rapporti fra i due Paesi. Sul fronte interno, intanto, Putin ha firmato una nuova legge che consente alle autorità russe di bollare con l’infamante etichetta di «agente straniero» enti e persone anche se non ricevono finanziamenti dall’estero, elemento prima richiesto per l'inserimento in questa lista. Lo riporta Novaya Gazeta Europa, osservando che la normativa, che entrerà in vigore il primo dicembre, è considerata un nuovo strumento di repressione politica.

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