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Il killer di Buffalo aveva tra i modelli l'italiano Luca Traini, che sparò a Macerata

Chiuso in casa per il lockdown da Covid, un Payton Gendron «annoiato» ha passato ore sul web e sui social. E il frutto della sua navigazione senza freni è stato l'assalto al supermercato Tops di Buffalo, dove, a sangue freddo e con l’obiettivo dichiarato di difendere la razza bianca, ha ucciso 10 persone e ne ha ferite altre tre. Un attacco di «terrorismo interno», come lo ha definito il presidente Usa Joe Biden, che parla di «odio come macchia sull'anima dell’America».

Un massacro che riaprire il dibattito sulle armi e sulla necessità dei social media di sorvegliare i contenuti che viaggiano sulle loro piattaforme. Ma che accende l'attenzione anche sull'Ucraina: il killer ha infatti usato nel suo manifesto il simbolo esoterico caro ai nazisti del «sole nero», simile a quello utilizzato in passato anche dai combattenti ucraini del reggimento ultra nazionalista Azov. Una somiglianza che scatena un infuocato dibattito sui social, fra chi accusa gli Stati Uniti di finanziare i suprematisti bianchi in Ucraina e chi invita a non leggere troppo e a strumentalizzare l’episodio, in quanto il sole nero è un generico simbolo suprematista, usato da gruppi di mezzo mondo.

Online e sulle chat il ragazzo diciottenne si è radicalizzato divenendo un «suprematista», «fascista» e «antisemita», come si è descritto nel manifesto shock postato sul web. Un documento di 180 pagine in cui fa riferimento ad altri incidenti xenofobi: da Luca Traini per l’assalto di Macerata nel 2018 a Dylan Roof, il ragazzo che uccise sei afroamericani in una chiesa in South Carolina. Il suo idolo e fonte di ispirazione all’azione è stato però Brenton Tarrant, il killer della Nuova Zelanda che ha ucciso 50 musulmani in due moschee. Le sue visioni estremiste si sono formate sulla chat 4Chan, la stessa che ha lanciato il movimento QAnon. È lì che si sono rafforzate le sue convinzioni sul pericolo dell’estinzione dei bianchi e che ha spostato teorie controverse quale quella del «Great Replacement», ovvero dei bianchi sostituiti dalle minoranze che, negli Usa, è declinata puntando il dito contro i democratici responsabili di importare volontariamente immigrati illegali nel paese per ottenere più voti e affermare la loro supremazia mettendo a rischio i bianchi.

Che Gendron avesse visioni estremiste era chiaro anche ai suoi compagni di liceo: il ragazzo di comportava spesso in modo «strano» e una volta durante una esercitazione in classe in cui si chiedeva agli studenti di creare un loro paese e scegliere la forma di governo, scelse un regime autocratico «stile Hitler», hanno raccontato alcuni. Gli piacevano i «videogiochi, soprattutto quelli in cui si spara», aggiungono altri. Nel giugno del 2021 la sua scuola allertò la polizia per i suoi comportamenti e lo definì un «ragazzo problematico che diceva di voler fare una sparatoria alla cerimonia di diploma o successivamente». Questo accadeva nella cittadina di Conklin, dove il killer abitava e da dove è partito con l’intento di uccidere al supermercato in una delle aree a maggiore concentrazione di afroamericani di Buffalo.

«I Gendron sono una bella famiglia, la madre è molto attiva nella comunità», riferisce una vicina. Conklin è un piccola città di 5.000 abitanti, di cui il 95% bianchi, e definita da molti Trump-land, terra di Donald Trump. L’incidente di Buffalo allunga la scia di sangue delle sparatorie di massa negli Stati Uniti, riportando ancora una volta alla ribalta il tema dei controlli sulle armi. Gerdon ha infatti agito con un’arma d’assalto semiautomatica, un AR-15 acquistato legalmente, sul quale aveva inciso il nome di Virginia Sorenson, una delle vittime della strage del 2021 a Waukesha, quando un afroamericano si era scagliato col suv su una parata natalizia. Nome a cui aveva aggiunto «Questo è il tuo risarcimento».

A chiedere una stretta immediata è la speaker della Camera, Nancy Pelosi. «Basta violenza con le armi da fuoco», le fa eco il governatore di New York Kathy Hochul scagliandosi contro i social media «complici» per consentire ai discorsi di odio di circolare sulle loro piattaforme. Un messaggio che sembra puntare diritto a Elon Musk, il prossimo proprietario di Twitter e un convinto fautore della libertà di espressione a tutti i costi.

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