Martedì, 12 Novembre 2019
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Suspiria, al cinema il remake del cult di Dario Argento fatto da sole donne

Certo in quanto a cura estetica e approfondimento dei personaggi e temi, 'Suspiria' di Luca Guadagnino, che arriva in sala dal primo gennaio con Videa, non fa certo rimpiangere l’originale di Dario Argento.

Le streghe raccontate dal premio Oscar sono in una Berlino dove c'è chi va ad ascoltare le lezioni di Lacan, dove si parla di persone affette da «costruzioni mitologiche» e dove irrompe, anche con il suo femminismo nascente, la banda Rote Armee Fraktion, la RAF più conosciuta come Banda Baader-Meinhof. Quello che resta all’incirca uguale tra originale e remake è l’ossatura della storia e la consapevolezza che, se nel film di Argento le ballerine-streghe erano forse solo un pretesto per dare dei personaggi a un horror, anche se con il sostegno del testo di Thomas De Quincey, in quello di Guadagnino la componente femminile è centrale, ingombrante, totale, sostenuta e voluta.

«In Suspiria ho messo in scena donne potenti, non vittime, una caratteristica tutto il mio cinema dove c'è sempre
complicità e piacere nell’indagare l’universo femminile», ha detto Guadagnino alla Mostra del cinema di Venezia dove il film era concorso per l’Italia.

A confrontarsi in questo nuovo Suspiria sono, infatti, solo donne: streghe dichiarate, streghe inconsapevoli o solo in essere. E a prevalere nel remake è il culto della madre terra nella triplice versione demoniaca di Quincey che nel libro 'Suspiria De Profundis', a cui si è ispirato Argento, dice di aver sognato la dea latina Levana, che lo avrebbe introdotto alle Nostre Signore del Dolore: Mater Lacrimarum, Nostra Signora delle Lacrime; Mater Suspiriorum, Nostra Signora dei Sospiri e Mater Tenebrarum, Nostra Signora delle Tenebre.

«Suspiria - ha spiegato ancora il regista - ha segnato il mio immaginario da sempre. Avevo sei anni quando è uscito il film e mi ricordo un po' quell'atmosfera politica che si avverte chiaramente nel film di Argento, fatti come il rapimento di Moro e soprattutto la violenza che c'era nell’aria».

Differenze con l'originale?

«Il cinema è il figlio di chi lo fa - ha precisato Guadagnino -. Quello di Dario brulicava di una tensione che era propria di quel periodo, noi abbiamo avuto la fortuna di farlo in un modo più controllato, che rispettasse maggiormente i nostri tempi».

La storia ha luogo nella Germania degli anni '70, in un’accademia di danza, la Tanz Akademie, alla quale una ballerina americana Susie Bannon (Dakota Johnson), piena di entusiasmo e talento, decide di iscriversi. A capo della
compagnia, la Markos Tanz Company, l’algida e luciferina coreografa Madame Blanc (Tilda Swinton) che sembra tanto Pina Bausch.

Ma la scomparsa di alcune ragazze, e i tanti misteri che lentamente si rivelano nella scuola, ci portano in maniera
diretta dentro il più tradizionale dei sabba, dove la danza è possessione («è come fare sesso con un animale» dice a un certo punto Susie) e dove le streghe hanno un vantaggio sugli umani: «Ci vedono come parte del mondo reale», dice una di loro con disprezzo.

Nel cast del remake dell’omonimo classico horror diretto da Dario Argento nel 1977 anche Mia Goth, Chlo Grace Moretz e Jessica Harper, già protagonista dell’originale. La colonna sonora è curata da Tom York, frontman dei Radiohead. Frase cult del film, quella che la Swinton dice alla sua allieva Susie come indicazione estetica per una danza-sabba perfetta: «Bisogna rompere il naso a tutto ciò che è bello».

© Riproduzione riservata

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