Lunedì, 27 Gennaio 2020
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Daverio: "Vi racconterò l’arte e il dramma del secolo breve" - Foto

ROMA. «Piaccio perché racconto l’arte come fosse Sex and the city». Prego? «Sì, scateno nel pubblico il meccanismo della curiosità". Lo sostiene Philippe Daverio, il critico alsaziano che vive a Milano e insegna a Palermo. E aggiunge: «Mentre i documenti storici vanno interpretati, letti, decifrati, i documenti artistici sono diretti, non hanno bisogno di nulla». Da lui potete ascoltare una disquisizione sulla temutissima (oggi) cellulite, amatissima nel '500: ha rivelato che Tiziano aveva «un piacere quasi gastronomico» per la ciccia e per il ginocchio femminile più che tornito. Che Rubens scelse come modella la giovane, e non proprio snella, Elena Fourment. E se la sposò pure, senza farla passare prima dal chirurgo estetico per una… liposcultura.

Altro che quello scheletro di Sarah Jessica Parker. Attorno alle curiosità ruota anche il suo ultimo volume «Il secolo spezzato delle avanguardie» (Rizzoli). Un'avventura pop, zeppa di icone, dal linguaggio incisivo. Una nota dell'editore avverte subito: «Questo è il libro d'un curatore frustrato, al quale nessuno mai ha concesso la libertà del pensiero folle, ovvero la possibilità di fare alcune mostre riassuntive degli anni che ci hanno formati, quelli del secolo breve». Qui, invece, il nostro «curatore frustrato» ha avuto carta bianca. Dal punto di vista temporale, il secolo spezzato si colloca, secondo Daverio, tra due punti precisi: illuminazione del cielo di Parigi con la prima luce elettrica pubblica, quella potente della Tour Eiffel nel 1889, anno dell'Expo, e il lampo devastante del fungo atomico nel cielo di Hiroshima, nel 1945, con la bomba atomica. Testo di Antonella Filippi

(*PARTICOLARI NELLE FOTO PEPI*)

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