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Coronavirus, Fondazione Gimbe: iniziata la terza ondata, le vaccinazioni non decollano

«Già da settimane la Fondazione Gimbe segnala le spie rosse di un’aumentata circolazione del virus, la cui forte accelerazione sta di fatto avviando la terza ondata. Ma i tempi di politica e burocrazia sono sempre troppo lunghi e le zone rosse locali arrivano quando la situazione ormai è sfuggita di mano».

Lo afferma il presidente Nino Cartabellotta precisando che «la campagna vaccinale stenta a decollare non solo per i noti ritardi di produzione e consegna delle dosi, ma anche per difficoltà organizzative di molte Regioni che lasciano «in fresco» dosi di vaccino che potrebbero evitare ricoveri e salvare vite, soprattutto tra le persone più a rischio di COVID-19 severa. Infine, il primo Dpcm a firma Draghi non segna affatto il cambio di passo auspicato: il sistema delle Regioni «a colori» resta di fatto immutato, così come le misure per la maggior parte delle attività produttive e commerciali. E a pagare il conto più salato, come sempre, è la scuola».

Netto incremento dei nuovi casi (123.272 contro 92.571) con forte rialzo degli attualmente positivi (430.996 contro 387.948), delle persone in isolamento domiciliare (409.099 contro 367.507), dei ricoveri con sintomi (19.570 contro 18.295) e delle terapie intensive (2.327 contro 2.146), a fronte di un modesto calo dei decessi (1.940 contro 2.177). È quanto emerge dal monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe nella settimana 24 febbraio-2 marzo 2021 rispetto alla precedente.

«Per la seconda settimana consecutiva - afferma Nino Cartabellotta - si registra un incremento dei nuovi casi che negli ultimi 7 giorni supera il 33%, segnando l’inizio della terza ondata». Rispetto alla settimana precedente, in 16 Regioni e nella P.A. di Trento aumentano i casi attualmente positivi per 100.000 abitanti e in tutto il Paese sale l’incremento percentuale dei nuovi casi ad eccezione della P.A. di Bolzano, Umbria e Molise già sottoposte a severe misure restrittive. Sul fronte ospedaliero, l’occupazione da parte di pazienti Covid supera in 5 Regioni la soglia del 40% in area medica e in 9 Regioni quella del 30% delle terapie intensive.

Secondo i dati della fondazione, in Sicilia la percentuale di popolazione che ha completato il ciclo vaccinale è pari al 2,33%; la percentuale di ultraottantenni che hanno completato il ciclo vaccinale è pari al 1,6%; nella settimana 24 febbraio-2 marzo risulta in peggioramento l’indicatore relativo alla “Variazione % dei nuovi casi” rispetto alla settimana precedente. Sotto soglia di saturazione i posti letto in area medica e terapia intensiva occupati da pazienti Covid-19; nella settimana 24 febbraio-2 marzo si registra una variazione percentuale dei nuovi casi maggiore del 20%, rispetto alla settimana precedente, nelle province di Agrigento e Catania.

Al 3 marzo (aggiornamento ore 10:17) hanno completato il ciclo vaccinale con la seconda dose 1.454.503 milioni di persone (2,44% della popolazione), con marcate differenze regionali: dal 4,18% della PA di Bolzano all’1,72% dell’Umbria. «L'avvio della campagna vaccinale fuori da ospedali e RSA - commenta Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione Gimbe - ha determinato una frenata sul fronte delle somministrazioni, con quasi 2 milioni di dosi (pari al 30% delle consegne) ancora inutilizzate».

Si rilevano inoltre rilevanti differenze tra i diversi vaccini: mentre le somministrazioni di Pfizer si attestano all’89% delle dosi consegnate, quelle di Moderna e AstraZeneca stanno infatti procedendo più lentamente. Tuttavia, se il 29,1% di Moderna è condizionato al ribasso dalla recente consegna della metà delle dosi, per AstraZeneca le somministrazioni si attestano al 26,9%, spia di problemi organizzativi nella vaccinazione di massa, anche se non si possono escludere possibili rinunce selettive a questo vaccino o ritardi nella rendicontazione dei dati.

«Peraltro a differenza dei vaccini di Pfizer e Moderna - spiega Cartabellotta - per i quali, visti i ritardi nelle forniture, è prudente mettere da parte le per il richiamo previsto rispettivamente a 3 e 4 settimane, per AstraZeneca è possibile somministrare la seconda dose sino a 12 settimane: non esiste quindi alcuna ragione per accantonare le dosi, ma bisogna invece velocizzare le somministrazioni». Infine, rispetto alla protezione dei più fragili, degli oltre 4,4 milioni di over 80, 762.271 (17,2%) hanno ricevuto solo la prima dose di vaccino e solo 149.620 (3,4%) hanno completato il ciclo vaccinale, anche qui con rilevanti differenze regionali».

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